Pd e Sinistra arcobaleno hanno candidato due operai della Thyssen, che hanno accettato. Se verranno eletti, il loro stipendio passerà da 1.000 a 20.000 euro mensili. In un mese prenderanno la paga di un anno. Fossi stato al loro posto, non avrei accettato. Se non fosse accaduta la tragedia, sarebbero stati dei perfetti sconosciuti, invece grazie alla morte dei colleghi siederanno in Parlamento senza averne i requisiti. Che cosa ne pensa?
Davide Tirabossi, Parma
Risponde Pierluigi Visci, direttore de Il Resto del Carlino e del Quotidiano Nazionale:
Contesto subito, a scanso di equivoci, alcune sue affermazioni che mi paiono quantomeno ingenerose. Questi operai sono candidati non «grazie», semmai «a causa» della morte dei colleghi nel rogo della fabbrica di Torino. Se valesse il suo «grazie», dovremmo parimenti censurare candidature di mogli, figlie e sorelle di personalità vittime della mafia o del terrorismo: Borsellino, Tarantelli, D’Antona, Rossa. Secondo: tutti i cittadini, e dunque anche gli operai della Thyssen, hanno «i requisiti» per sedere in Parlamento: è uno dei cardini della democrazia rappresentativa.
Lascerei poi da parte la questione economica: è uno scandalo che lavoratori costretti a turni di 12 ore in una fonderia guadagnino poco più di mille euro al mese; è uno scandalo che altri ne guadagnino 20 mila (è solo uno degli aspetti del più ampio tema dei costi della politica), senza peraltro offrire il servizio di una competente, efficiente e moderna legislazione a favore di tutti i cittadini.
Colgo però lo spunto: certe candidature devono avere significato - la sicurezza sul lavoro è certamente un grande tema - ma non essere contraddittorie, perché è difficile conciliare l’operaio Boccuzzi con l’imprenditore Calearo. Soprattutto se l’uno e l’altro vengono spesi come spot elettorale e marketing politico.
Pierluigi Visci