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Zecchino d'oro, patrimonio di pace

 

 

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andrea maioli PENSANDO solo a «Quarantaquattro gatti» (quelli in fila per sei col resto di due), qualcuno può anche farsi scappare un sorriso. Ma lo Zecchino d’Oro dell’Antoniano di Bologna, che sabato riceverà dall’Unesco la targa che attesta l’inserimento — unica trasmissione televisiva al mondo — nella lista dei “Patrimoni per una cultura di pace”, è molto altro ancora. E’ la musica che ha accompagnato generazioni e Mago Zurlì con calzamaglia e brillantini in testa, è il “Valzer del moscerino” cantato da una Cristina D’Avena baby e la grande madre Mariele Ventre, è un programma che ha festeggiato l’anno scorso le 50 edizioni. Ma è anche la tournée che il Piccolo Coro compì in Israele nel 1971 (e i bimbi scesi dall’aereo intonarono “Hevenu Shalom Aleichem”, noi veniamo a portarvi la pace) ed è l’apertura dal 1976 ai bambini stranieri. Perché le musiche del mondo aiutano meglio di tanti saggi a comprendere quei mondi. Forse la ricetta per la pace, allo Zecchino d’Oro dei frati dell’Antoniano, è già stata scoperta. E cantata.

di Andrea Maioli