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IL COMMENTO

Emilia e Marche irrompe l’effetto Carroccio

Chi vince, chi perde. E chi protesta. Partiamo proprio da questo dato, la protesta della nostra civilissima Emilia Romagna che trova assonanze significative con i dati delle Marche... di Pieluigi Masini  Commenta
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Pierluigi Masini CHI VINCE, chi perde. E chi protesta. Partiamo proprio da questo dato, la protesta della nostra civilissima Emilia Romagna che trova assonanze significative con i dati delle Marche. Un terremoto che si è declinato in tre modi. Primo: la disaffezione. Oltre 90mila emiliano-romagnoli e 45mila marchigiani hanno deciso di non andare ai seggi rispetto a due anni fa. L’Emilia Romagna tiene alta la bandiera dell’affluenza ma non ci consola che un’ipotetica città, grande come Ferrara, abbia scelto di non andare alle urne.

Secondo dato della protesta: il voto alla Lega. Quel partito che ha da sempre puntato l’obiettivo sull’immigrazione che ha cambiato il volto delle nostre città. Potremo non essere d’accordo con la campagna elettorale all’insegna dei fucili da imbracciare ma al Senato il Carroccio ha praticamente raddoppiato i voti, in Emilia e nelle Marche. Sostanzialmente il doppio a Reggio e Bologna. A Pesaro, città di sinistra, ci sono più leghisti che compagni. Ora via libera ai mea culpa, ma guai a considerare questo dato con leggerezza. La Lega, che nelle nostre regioni ha sempre puntato l’indice sul governo del territorio della Sinistra, sulle politiche dell’integrazione con gli immigrati, sulle non scelte in tema di sicurezza e vivibilità dei centri storici, ora fa delle lande al di là dell’Eridano una terra di conquista che si espande lungo la fascia adriatica. Siamo diventati il nuovo Far West di Bossi che, se i dati provvisori saranno confermati, manda due emiliani a Palazzo Madama sotto le insegne di Pontida.

Terzo elemento, il dissolvimento della Sinistra. Che non raggiunge il 4%, quando due anni fa Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani insieme potevano contare su tre volte di più. Protesta anche questa, contro il conservatorismo spinto a livello ambientale, che ha ingessato a colpi di veti a priori lo sviluppo del territorio. Protesta contro gli alleati scomodi di Prodi. A chi sono andati questi voti? A Di Pietro, che arriva al 4% e si erge come baluardo anti-Berlusconi? Al Pd, che incrementa rispetto al dato Ds- Margherita del 2006 e si conferma primo partito?
Infine il Popolo delle Libertà. Quasi un emiliano su tre ha votato l’alleanza Berlusconi-Fini, che aumenta i consensi anche nelle Marche. Mentre Casini al Senato cala di qualcosa tanto in Emilia Romagna che nelle Marche.

DI Pierluigi Masini