IL COMMENTO
Se l'ideologia ci toglie il pane di bocca
Parliamo di prezzi, argomento caldo per le famiglie. E di come riuscire a tenerli bassi partendo da quelli di prima necessità: il pane, ad esempio. In Emilia Romagna e nelle Marche è scesa in campo la Regione con un’azione mirata a calmierarli, bloccandoli per sei mesi... di Pierluigi Masini Commenta
PARLIAMO DI PREZZI, argomento caldo per le famiglie. E di come riuscire a tenerli bassi partendo da quelli di prima necessità: il pane, ad esempio. In Emilia Romagna e nelle Marche è scesa in campo la Regione con un’azione mirata a calmierarli, bloccandoli per sei mesi: linee guida simili da parte di amministrazioni dello stesso colore politico, ma applicazioni e risultati del tutto diversi.
Il caso più recente è quello di Bologna. Meno di due settimane fa, l’assessore regionale ha fatto un accordo con la grande distribuzione per mantenere il prezzo del pane a un euro al chilo e questo ha fatto infuriare i panificatori, decisi a rivolgersi all’Antitrust perché ritengono (a ragione) che questo «cartello» li metta in fuorigioco. Vogliono incontrare nei prossimi giorni il presidente Errani per spiegargli che, secondo gli stessi dati dell’Osservatorio regionale, il costo medio del pane a Bologna è di 3,45 euro al chilo e a Ferrara addirittura di 4,94 euro.
Nelle Marche, viceversa, la giunta regionale si è mossa coinvolgendo anche le associazioni di categoria e ha varato un inedito piano salutato con favore da Antonio Lirosi, alias «Mister Prezzi». Non a caso nella classifica delle proteste arrivate per il prezzo del pane, l’Emilia Romagna è al primo posto e le Marche, per non essere da meno, sono al secondo (ma per il latte, che guarda caso è stato tenuto fuori dall’accordo). Quindi: mentre il governatore Spacca ha coinvolto anche i negozianti, l’Emilia è partita dialogando con le associazioni ma, a un certo punto, ha stretto i tempi e l’accordo è stato sottoscritto solo dalla grande distribuzione. Ovvero, dalle coop. Che hanno applicato la logica del ribasso dei loro volantini: pane a 1 euro, sotto a chi tocca. E’ «toccato» farne le spese ai panificatori artigiani, ovvero ai titolari delle botteghe sotto casa dove normalmente si fa la spesa. E visto che il pane si mangia fresco tutti i giorni, uno per forza si chiede: era proprio impossibile raggiungere un accordo con le botteghe? Non è che, ancora una volta, ci si è mossi in chiave ideologica?
di Pierluigi Masini