Italia News
 TV   FOTO E VIDEO BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI CASA
ELEZIONI 2009

La Forgia: "Se serve corro"

Antonio La Forgia, parlamentare e leader della minoranza bindiana sotto le Due Torri, lancia di fatto la campagna anti-Cinese all'interno del Pd

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

  La Forgia Bologna, 31 maggio 2008 - Per ora resta alla finestra ad aspettare altri sfidanti del sindaco Sergio Cofferati: ma "se fosse indispensabile, mi presterei ad assolvere a questo ruolo".
Antonio La Forgia, parlamentare e leader della minoranza bindiana sotto le Due Torri, lancia di fatto la campagna anti-Cinese all'interno del Pd. Chiedendo al partito, in primis, che le primarie siano "non un combattimento tra galli, che rischia di produrre solo danni" (anche perche' nell'aia "c'e' un gallo bello grosso che si chiama Sergio Gaetano Cofferati", osserva, ed e' comprensibile che qualcuno abbia la tentazione di sfidarlo), ma "un ampio e prolungato dibattito pubblico sui problemi e le contraddizioni della citta'".
 

In pratica si invoca una sorta di 'processo' all'operato del Cinese, sul quale La Forgia non ha peli sulla lingua. "E' improprio parlare di Cofferati come amministratore. E' stato piu' un protagonista della discussione politica nazionale", spiega. "A me e' sembrato che in questi anni non gli piacesse fare quel lavoro. Ammetto che mi sono sbagliato, pensavo che avrebbe scelto una collocazione politica e un ruolo piu' affine alle sue corde".
All'attesa conferenza stampa tenuta questa mattina alla sala Passepartout, l'ex presidente regionale non ha sciolto la riserva sulla sua candidatura: subordinata alle garanzie chieste al partito. Ma ha dettato una sorta di mini-programma per la battaglia che verra', naturalmente in opposizione alle posizioni del Cinese.

 

Cofferati, osserva La Forgia, "ha la particolare attitudine a creare cortocircuiti tra le vicende cittadine e nazionali". Ma "piuttosto che drammatizzare a Bologna scontri o difficolta'" su scala nazionale, si dovrebbero esportare modelli cittadini. Quanto alle alleanze, "la vocazione maggioritaria deve essere interpretata in modo inclusivo" per unire "tutte le forze di centrosinistra che condividono una vocazione di governo". Dunque 'no' all'autosufficienza 'alla Cofferati', per il bindiano "apparentemente coraggiosa ma in realta' rinunciataria, che indebolisce". Su questi punti chiama in causa il Pd, sottolineando lo "scollamento tra noi e la citta'". Per questo servono le primarie, in vista delle quali ora i vertici democratici devono stabilire "le regole d'ingaggio".
La Forgia chiede che vengano decisi "i tempi e gli spazi".
 

L'elenco degli iscritti, poi, "deve essere reso di dominio pubblico". Il partito deve insomma "fornire le infrastrutture perche' questo spazio pubblico di discussione possa essere agito politicamente". Una chiamata, soprattutto, perche' il dibattito (e dunque l'autocritica) "sia approfondito e prolungato, per me si puo' votare anche a dicembre". Oltretutto, se di qui alle primarie il Pd decidesse di allearsi con altre forze, "a quel punto bisognerebbe mettere in conto alleanze di coalizione".
L'importante e' che "tutta la vita del partito deve essere coinvolta in questo confronto. Ad ottobre non e' stato precisamente cosi', ma era la prima volta".

 

Fissati i paletti, La Forgia aspetta "con ansia" altri pretendenti.
"Non voglio tagliare la strada a nessuno", assicura rispondendo ai presidenti di quartiere 'contro' che hanno bocciato una sua eventuale discesa in campo.
Quanto ad Andrea Forlani, che ha minacciato le dimissioni dal Pd in caso di una sua candidatura, "non capisco l'argomento", allarga le braccia l'"ulivista". Comunque "non vorrei prendere la responsabilita' di spingerlo ad uscire dal partito". Ma se alla fine restasse in campo come candidato solo Forlani? "Se lo vuol fare in questo modo, va bene", torna ad indicare le proprie sollecitazioni.
Primarie, dunque, ed un confronto interno che va fatto, "assolutamente si'", anche per la Provincia. Del resto La Forgia non vede una diversita' di trattamento nella dirigenza del partito tra Sergio Cofferati e Beatrice Draghetti in vista del 2009: "Non ho apprezzato la differenza", glissa.










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro