Il dottor Paolo Zucchelli responsabile del Centro trasfusionale regionale e di quello dell' Ausl
E’ PAOLO ZUCCHELLI, il responsabile del Centro trasfusionale regionale che spiega il caso Sant’Orsola, inserendolo nel quadro più ampio, regionale e nazionale.
Dottor Zucchelli, cosa è accdauto al Policlinico? Una errata programmazione in fatto di approvvigionamento di plasma?
«No».
Ma c’è o no l’emergenza sangue ?
«C’è, e riguarda tutti i nosocomi italiani. In particolare manca quello di gruppo zero, che va bene per tutti i pazienti, e del quale ogni ospedale deve avere una quota in riserva».
Torniamo al Sant’Orsola: è l’unico ospedale bolognese che ha dovuto rimandare parte degli interventi?
«Sì, perché giovedì scorso, nel pomeriggio, ci si è accorti che non c’era sangue di gruppo zero a sufficienza per garantire emergenze e chirurgia non urgente, quella chiamata di elezione. Io sono responsabile del Centro trasfusionale dell’Ausl, che lavora in sinergia stretta con il Policlinico: abbiamo garantito le unità di sangue che servono alla Traumatologia del Maggiore, basata su operazioni sempre urgentissime, e le emergenze del Policlinico. Però abbiamo dovuto stoppare per due giorni - perchè in realtà sono le sedute operatorie di venerdì e di lunedì a slittare - l’attività chirurgica di elezione».
Quante persone sono state dimesse?
«Questo non glielo so dire».
E da martedì, che succede?
«Il Sant’Orsola, che di solito fa raccolta di sangue con una unità mobile anche in provincia due volte la settimana, la farà quattro volte; il Maggiore, sempre in provincia, cercherà donazioni tutti i giorni. E manderò un altro messaggio d’emergenza dal nostro Centro: da tempo, data la carenza di sangue, invece che con la sola cartolina, chiamiamo i donatori per telefono».
Dunque siamo nel picco di un’emergenza quasi cronica.
«Cronica no, datata sì. Ho pronta anche una lettera per le direzioni di tutte le Aziende sanitarie della regione, che pur essendo una di quelle in cui si dona più sangue è anche fra quelle che più ne ’consumano’. Registriamo un incremento su base annua dell’1,5 per cento di sangue usato a fronte di un lieve calo, circa lo 0,5 %, della raccolta. Se aggiungiamo che con il caldo e le ferie estive i donatori sono meno numerosi e meno assidui come sempre accade, ecco lo scarto esistente oggi fra entrate e richieste di sangue : il 2 % all’anno. Anzi, meglio sarebbe dire nei primi cinque mesi del 2008».
Perché Bologna soffre di più la carenza di sangue?
«Premesso che anche Reggio Emilia e Parma non se la passano bene, in città ci sono più anziani che altrove, e centri di eccellenza come la Trapiantologia del Sant’Orsola, la Traumatologia del Maggiore e l’Ortopedia del Rizzoli che assorbono enormi quantità di plasma. Quindi non ne abbiamo a sufficienza,nonostante proprio questa provincia sia, con 66 donazioni per mille abitanti, sopra la media raccomandata dall’Oms, che parla di 40 donazioni ogni mille abitanti».
Come si misura il consumo di plasma a Bologna e in provincia?
«Con una percentuale: l’utilizzo è oggi di 73 donazioni per mille abitanti contro le 66 ricevute. Finora il divario veniva ripianato con unità di sangue povenienti da altre province dell’Emilia- Romagna, ma in questo momento non è possibile».
Le risulta, visto che lei controlla tutto il territorio regionale in fatto di centri trasfusionali, che ci siano altre città in cui si deve bloccare parte degli interventi?
«Non lo so con esattezza. So che in altre città sono state decise misure diverse da quelle prese qui: qualcuno ha scelto di ridurre del 10 % la giacenza di magazzino che l’ospedale deve sempre avere. Oppure ha fatto partire in anticipo la campagna estiva delle donazioni, quella che invita a fare la donazione prima di partire per le vacanze».
Quante unità di sangue mancano oggi in città ?
«Circa diecimila».