Il giocatore: "L’Italia del calcio non vince le Olimpiadi dal ’36? Noi le proveremo tutte per farcela". Sul boicottaggio dichiara: "Per alcuni sport sarebbe stato una vera crudeltà"
Reggio Emilia, 31 luglio 2008- La vita è bella. Così-così. La vita è bella. O giù di lì. Già, diciamoci la verità: se hai 22 anni, giochi nella serie A di calcio e ti appresti ad andare alle Olimpiadi, la vita è bella. O ci va proprio vicino. Vicinissimo. Per Luca Cigarini (nella foto), reggiano di Rivalta, 22 anni compiuti da un mese, la vita è bella.
E avrebbe potuto essere bellissima se, poche settimane orsono, invece di firmare il contratto con l’Atalanta, la sua auto si fosse diretta verso Torino e, lui, Cigarini Luca da Rivalta, avesse indossato la maglia della Juventus. Per un po’, il ragazzino di casa nostra che prima di partire per Pechino ha fatto un blitz a Reggio per salutare la famiglia e gli amici, ci ha sperato. Ci ha creduto. Anche in considerazione del fatto che l’allenatore della 'Vecchia Signora' è quel Claudio Ranieri che lo ha allenato a Parma e che non perde occasione per elogiarlo. Poi, quando a Torino è sbarcato il danese Poulsen, si è dovuto arrendere alla realtà dei fatti.
Il suo futuro, dopo 10 stagioni passate a Parma, dove arrivò a soli 11 anni dalla Reggio Calcio, riparte da Bergamo e dall’Atalanta.
"E’ una squadra - spiega Cigarini - che ha una tradizione importante e che mi permette di giocare ad un buonissimo livello in serie A: non posso che essere soddisfatto, ci mancherebbe altro".
Però la Juventus sarebbe stata un’altra cosa...
"Eh, a chi lo dite: un pochino ci ho sperato, lo confesso, ma non mi sono mai fatto grandi illusioni. Sul mio conto, in realtà, sono state fatte tante chiacchiere ma fatti concreti ce ne sono stati pochi. Un motivo in più per essere contentissimo di essere arrivato all’Atalanta".
Nel frattempo si consola partecipando alle Olimpiadi di Pechino. Cosa si aspetta da una manifestazione del genere un ragazzo di 22 anni?
"Mah... Mi aspetto sicuramente di provare una grande emozione. Poi sono certo che sarà un’esperienza particolarmente bella. E poi sono molto curioso: mi rendo conto che sto per vivere un’avventura in cui potrò fare tante scoperte. Ecco, questo è lo stato d’animo più forte che c’è in me: quello dell’esploratore. Non vedo l’ora di scoprire com’è l’ambiente e di mescolarmi a tutti gli atleti che ci saranno a Pechino. Da questo punto di vista sono conscio di essere un privilegiato: questa è un’esperienza che solo in pochi possono vivere e sarà irripetibile".
Cominciamo con qualche cattiveria: dicono che i calciatori snobbino le olimpiadi e sognino solo i mondiali. E’ vero?
"Per quanto mi riguarda non è così. Io mi auguro di avere la fortuna di poter disputare entrambe le manifestazioni: sarebbe meraviglioso. Le Olimpiadi, per come la vedo e la penso io, sono un traguardo importante. Poi, è ovvio, spero di non fermarmi qui...".
Se quando aveva 10 anni e militava nella Reggio Calcio le avessero raccontato che un giorno avrebbe disputato le Olimpiadi con la maglia della nazionale, come avrebbe reagito?
"Mettendomi a ridere. Anche se...".
Anche se...?
"Non vorrei sembrare presuntuoso però io ci ho sempre creduto nei miei mezzi. Una speranziella di arrivare a certi traguardi, dentro di me, c’è sempre stata. E’ chiaro che poi dalla speranza alla realtà il passo da compiere è molto lungo. Per mia fortuna i sogni si sono concretizzati e questa convocazione per Pechino, oltre a farmi piacere, mi rende molto orgoglioso".
Parliamo di Olimpiade, allora: c’è qualche evento che lei ricorda con particolare gioia ed emozione legato ad una edizione dei giochi olimpici del passato?
"Beh, considerate che non ne ho viste tantissime e che, per di più, sono uno che tende a dimenticarsi le cose. Però c’è un ricordo indelebile nella mia mente".
Qual è?
"Quello della vittoria di Stefano Baldini ad Atene. Fu davvero una grande gioia per tutta l’Italia e io, da reggiano, mi sentii ancor più orgoglioso per quello che aveva fatto. Diciamo che quando penso alle Olimpiadi l’immagine che associo subito è quella di Stefano che taglia il traguardo a braccia alzate".
Sarà difficile, considerando i suoi impegni, ma se a Pechino potesse assistere alle gare di un altro sport dove vorrebbe andare?
"Lo confesso: c’è una gara che mi intriga parecchio. E’ quella dei 100 metri di atletica leggera. E’ adrenalina allo stato puro e in poco più di 9 secondi ti giochi tutto. Bellissima. Per di più il duello tra Bolt e Powell promette scintille: essere lì sarebbe bellissimo. E poi mi piacerebbe seguire la maratona che, a mio parere, è la gara che più di ogni altra incarna e rappresenta lo spirito olimpico. Poi c’è anche Baldini in gara, per cui...".
Cosa ne pensa delle polemiche relative ai diritti civili in Cina e ai soprusi in Tibet?
"Credo che, per quel poco che conosco e che ho sentito, si sia andati oltre certi limiti. Io fatico a capire chi ha ragione e chi ha torto, lo ammetto. Ne so poco e non mi sono informato più di tanto per cui non vorrei dire delle stupidate. Però quando sento qualcuno minacciare attentati mi sembra che siamo all’eccesso. Così, insomma, non va bene".
C’è chi aveva proposto il boicottaggio...
"Guardate: per noi del calcio sarebbe stato doloroso ma, tutto sommato, non gravissimo. Noi abbiamo già tante vetrine, non ci possiamo proprio lamentare. A me sarebbe dispiaciuto un sacco, però l’avrei potuto accettare. Io penso, però, agli atleti di altri sport che si possono godere un po’ di celebrità solo in questa occasione, una volta ogni 4 anni. C’è gente che compie sacrifici immensi per poter arrivare alle Olimpiadi e poi, all’improvviso, gli si dice che è tutto cancellato? Non mi sarebbe sembrato giusto...".
Lo sa che l’Italia del calcio non vince un’Olimpiade dal 1936?
"Caspita, no...: beh, noi ci proveremo. Siamo l’Italia, mica possiamo andare a Pechino per nasconderci. Si va in Cina con l’intento di vincere, niente storie. Poi, sia chiaro, lo sappiamo che ci sono squadre importanti ed attrezzatissime come il Brasile, l’Argentina e diverse altre, ma noi ci proveremo statene pur sicuri...".
E se vincete la medaglia d’oro come festeggerà Luca Cigarini?
"Boh... Non ci ho pensato e non ci voglio pensare. Facciamo così: memorizzo il vostro numero di telefono e ci sentiamo 5 minuti dopo la conclusione della finale olimpica...".
Promesso, eh?
"Promesso...".
di Daniele Barilli