Uno ha 88 anni, l'altro 76: "Così abbiamo 'arrestato' il bandito". Dopo che hanno immobilizzato il 35enne di nazionalità romena, i due super nonni hanno chiamato le forze dell'ordine
Rovigo, 17 agosto 2008 - DUE SUPER NONNI. Protagonisti, loro malgrado, di una brutta avventura con il lieto fine. Tutto è accaduto giovedì scorso, verso le nove del mattino, a Rovigo, quartiere San Pio X. Fabio Mantovani, 88 anni compiuti, come ogni giorno si è alzato e, di buon’ora, ha annaffiato le piante del piccolo giardino della sua casa. "E’ estate e fa caldo — racconta il signor Mantovani — quindi ho lasciato aperto il portone: giusto per rinfrescare le stanze della casa. Non l’ho neanche sentito entrare, quell’uomo. Avevo la televisione accesa. Mi ero seduto in poltrona a vedere le Olimpiadi. Lui mi è apparso davanti all’improvviso. Un uomo grande e grosso, biondo. Un omone. Appena l’ho visto gli ho detto ‘Cosa vuoi? sei italiano? Vuoi da mangiare?’. Lui non mi ha mica risposto: mi è venuto vicino e mi ha tappato la bocca con la mano. Così mi ha trascinato in cucina. Ha preso un coltello e me lo ha messo proprio qui".
Si punta il dito alla gola, Fabio Mantovani, cerca le parole giuste per raccontare quegli attimi di paura. Quella violenza bruta e silenziosa. "Io gli chiedevo se voleva i soldi, ma lui non rispondeva. Mi soffocava con quelle manone di ferro. Mi ha fatto andare nel salotto: forse pensava ci fosse una cassaforte. Ma per un attimo sono riuscito a sfuggire alla stretta e allora ho gridato con tutto il fiato che avevo in gola".
HA GRIDATO, il nostro nonno Fabio, abbastanza da farsi sentire da tutti i vicini. Ed è stato allora che è entrato in scena Bruno Zanardo, 76 anni e tre by pass al cuore. Mentre c’era chi, in strada, si chiedeva se entrare, se dentro ci fosse qualcuno armato, lui non ci ha pensato un attimo. Come nei film americani, dato che il rapinatore aveva bloccato la porta d’ingresso, è passato da dietro, ha scavalcato una finestra e si è gettato sul malvivente. L’omone dalle mani di ferro, un 35enne, romeno, si è ritrovato di fronte un vecchietto, sì, ma d’acciaio. Che gli ha tolto dalle mani l’ostaggio e, con una presa da karate, lo ha immobilizzato tenendolo per la gola. Mentre fuori, tutti i vicini, facevano il tifo. E c’era chi pensava a chiamare il 113, chi a a circondare la villetta.
"LUI non si aspettava né che arrivasse tanta gente né che io reagissi così. Ma Mantovani aveva bisogno di aiuto e sono corso da lui- racconta Bruno Zanardo, con le parole semplici di chi dà per scontato il coraggio e la generosità-. Io in questa via ci abito da quanrant’anni e delle grida così non le avevo mai sentite. Quando ho capito cosa succedeva ho detta a mia moglie: ‘Questo è Mantovani’. E mi sono precipitato verso la casa. Lui, quel delinquente, dopo che l’ho bloccato, l’ho tenuto stretto stretto perché non fuggisse. Poi sono arrivati i poliziotti e me lo hanno tolto dalle mani".
Alla cronaca resterà l’arresto per rapina aggravata di un 35enne romeno, Aurelian Marinescu, alla storia della città rodigina quella di due nonni speciali. "Sono stato nei lager nazisti - aggiunge alla fine Fabio Mantovani - ma quel suo silenzio e quella violenza sono stati ancora peggiori". Si commuove per un attimo. Ma poi da un’occhiato al suo salvatore e sorride. Ne avranno, nonno Fabio e nonno Bruno, di storie da raccontare ai nipotini.
di TIZIANA PISCOPELLO
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