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Acmo: "Solo tre -4 prodotti sono aumentati"

Valentino di Pisa, presidente dei grossisti del Caab, replica ai dati di Bankitalia: "Una sparata che confonde i consumatori"

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Frutta e verdura E’ ARRABBIATO: «A sparare dei numeri così, senza spiegarli, si fa solo confusione. Soprattutto tra la clientela». Aggiunge: «La soluzione è solo una: aiutare e informare sulle opportunità che offre il mercato, dando indicazioni precise su quali sono i prodotti più convenienti nei diversi periodi».
Valentino Di Pisa è il presidente di Acmo, l’associazione che raggruppa i grossisti del Caab, il centro agroalimentare. E’ lì che tutti i giorni si smistano quintali di ortofrutta che finiscono poi nelle vetrine dei negozi e sulle bancarelle degli ambulanti. Tra le mani ha alcuni numeri dello studio della Banca d’Italia dove si accusa che in media il ricarico per i prodotti agricoli dai campi alle dispense delle famiglie è di circa il 200 per cento.
«E’ come dire: se compri direttamente dal contadino risparmi un sacco di soldi, ma poi alla fine non è così — attacca Di Pisa —. Nessuno dice che lì le carote o le mele, ad esempio, ti vengono date come viene, magari con la terra, senza controlli».

LA BANCA d’Italia mette nel mirino la lunghezza della filiera, i troppi passaggi che dal campo alla bancarella hanno come protagonisti frutta e ortaggi, sostenendo che gonfiano a dismisura il loro costo.
«Non ci sono passaggi inutili — continua Di Pisa — e certo non si dà risalto al fatto che qui, al mercato, viene fatta tutta una serie di verifiche qualitative e sanitarie sui prodotti, una garanzia per i consumatori». Sì, ma perché i prezzi schizzano verso l’alto? «Dai grossisti, ad esempio, i ricarichi sono nell’ordine del 10, 15 per cento, non di più. A questo si aggiungono quelli dei dettaglianti, che hanno altre spese e altri costi da sostenere, a loro volta per offrire i prodotti migliori. Se vendere frutta e verdura — mette in chiaro — fosse un lavoro da ricchi, allora ci sarebbero decine di persone pronte ad aprire un negozio. E invece, guardando solo a Bologna, ci si accorge del contrario».
Sottolinea Di Pisa: «Sul percorso dal campo alla tavola pesano diversi fattori, come i costi che aumentano ad esempio di carburanti e energia, il lavoro di scelta, pulitura e confezionamento. Non vanno dimenticati e così si spiegano i prezzi che crescono». Chiude: «Si parla tanto della grande distribuzione che salta il passaggio dai grossisti e si rifornisce direttamente dai produttori. Ma alla fin fine non si vedono vantaggi dal punto di vista dei prezzi».

IL MERCATO dell’ortofrutta come sta? «Per i prodotti freschi — scuote la testa Di Pisa — si prevede un calo delle vendite di circa un 2 per cento. Poi però se si analizza l’andamento delle vendite di frutta tagliata e verdura pronta già confezionate ci si accorge che la crescita è nell’ordine del 20, 23 per cento. Nonostante i prezzi non certo convenienti: 10 euro al chilo di media. E’ che le abitudini delle famiglie sono cambiate, questo lo dimostra». Il leader dei grossisti rassicura. «Confrontando i listini dell’ortofrutta di questi giorni con quelli dello scorso anno solo tre, quattro prodotti sono aumentati, gli altri hanno un valore inferiore». Mette però in chiaro che sarà il mercato a incidere. Esempi. «Ora come ora si prevede che le pere siano più care, mentre acquistare patate dovrebbero essere più conveniente di un anno fa. A confermare queste ipotesi sarà la domanda, la risposta dalla clientela».
Soluzioni per risparmiare possono essere trovate, «basta tenersi informati», aggiunge, giorno per giorno, e «su questo possiamo fare la nostra parte». Non è una questione di «frutta e verdura di stagione» o di prodotti «italiani o esteri», ma «di opportunità e di scelta». L’orientamento, insomma, è una delle strade da imboccare sul solco, ricorda Di Pisa, di «Bussola verde, una sorta di guida all’acquisto», che tra l’altro viene pubblica settimanalmente sulle pagine de il Resto del Carlino.

 

di Matteo Naccari










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