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LETTERA APERTA A COFFERATI

Caro sindaco, ora può farlo: blocchi il Civis

Caro Cofferati, ricordo una sera d’estate del 2003 alla Festa dell’Unità (allora si chiamavano ancora così) di San Giovanni in Persiceto quando le chiesi se, in caso di vittoria, avrebbe fatto un solo mandato da sindaco di Bologna...

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Giancarlo Mazzuca CARO COFFERATI,
Ricordo una sera d’estate del 2003 alla Festa dell’Unità (allora si chiamavano ancora così) di San Giovanni in Persiceto quando le chiesi se, in caso di vittoria, avrebbe fatto un solo mandato da sindaco di Bologna. Pensavo, sinceramente, di metterla in buca, ma, senza esitazioni, lei prese allora il solenne impegno che Bologna sarebbe stata la nuova città in cui avrebbe vissuto per sempre e che dieci anni da sindaco non glieli avrebbe tolti nessuno. Ma, da quella sera, molta acqua è passata sotto i ponti (compreso un figlioletto inaspettato) e i politici, l’ho già constatato più volte, sono bravissimi a promettere cose che poi non mantengono. A differenza di molti compagni del Pd, che si sono parecchio arrabbiati per il suo forfait annunciato tardivamente, io però la giustifico anche perché sono d’accordo con Montanelli che diceva: solo gli imbecilli non cambiano mai opinione. Adesso, però, visto che non ha più nulla da perdere (anche se la vedo molto coinvolto nella bagarre all’interno del Pd per la sua successione), cerchi di conquistare quel ‘feeling’ mai nato con i bolognesi. In che modo? Facendo bloccare i lavori (o cambiando l’itinerario) per la costruzione del Civis, che rischia di essere il colpo mortale per una città già vittima, negli ultimi anni, di troppe ferite e violenze. In passato ho sempre criticato tutti quei movimenti ‘verdi’ che, in nome di un falso mito dell’ambiente, hanno finito per paralizzare il Paese oggi privo di infrastrutture adeguate.

MA C’È un limite a tutto perché, certe volte, si esagera anche sul fronte opposto. E’ il caso del Civis, il jumbo-tram che dovrebbe passare per le vie storiche del centro di Bologna, un tempo salotto buono e oggi considerato alla stregua di stalla. Vedevo l’altro giorno i fotomontaggi del ‘Carlino’ che, appunto, ci fornivano immagini del Civis in marcia lungo via San Vitale e sono rimasto folgorato dall’obbrobrio che state per compiere. Quelle foto mi hanno ricordato King Kong che cammina per le strade di New York e che poi, enorme, s’aggrappa sull’Empire State Building. Ogni passo del gorillone era una specie di terremoto e, come le invasioni barbariche, calpestava tutto lasciando dietro di sé solo devastazioni. Ha fatto bene ‘Italia Nostra’ a lanciare l’allarme e a chiedere un intervento del governo perché si blocchi la costruzione del Civis, così come è già successo a Firenze, senza peraltro ricorrere a referendum che fanno perdere solo tempo. Come deputato, ho chiesto un incontro urgente con il ministro Bondi — che è il mio interlocutore diretto del governo essendo io membro della Commissione Cultura della Camera — proprio per sollecitare il suo interessamento sul caso Civis, in linea con quanto sta già facendo ‘Italia Nostra’. Ma al di là delle mosse di Bondi (delle quali renderò conto ai bolognesi), sarebbe un grande gesto se lei, signor sindaco, facesse capire all’assessore Zamboni che la battaglia del Civis, anche se altri l’hanno voluta, è ormai persa: meglio tardi (costi compresi), che mai. Che l’assessore lasci perdere, dando così prova di quel pizzico di sano realismo che non guasta mai, soprattutto in tempi di elezioni amministrative. Caro sindaco, mi dia retta, i gol segnati in ‘zona Cesarini’ sono quelli che valgono doppio. E poi, è sempre meglio una città paralizzata senza Civis che una città terremotata con il Civis.


 

suo Giancarlo Mazzuca










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