Sabato scorso, al termine di un corteo anti Israele, un migliaio di musulmani si stendono in preghiera in Piazza Maggiore, di fronte alla basilica di San Petronio, nel salotto di Bologna. Negli stessi minuti qualcosa di analogo accade in piazza Duomo a Milano. Una coincidenza?...
SABATO SCORSO, al termine di un corteo anti Israele, un migliaio di musulmani si stendono in preghiera in Piazza Maggiore, di fronte alla basilica di San Petronio, nel salotto di Bologna. Negli stessi minuti qualcosa di analogo accade in piazza Duomo a Milano. Una coincidenza? Nei cortei «pacifisti», irrobustiti da elementi dell’estrema sinistra, vengono bruciati drappi con i simboli e i colori di Israele. Succede a Reggio Emilia, succede a Bologna e in altre città d’Italia. Questi i fatti. Poi entrano in gioco Digos e Procure. E accade anche, a proposito dei drappi bruciati (evito il termine bandiera per motivi che saranno evidenti fra poco), che la polizia di Reggio faccia rapporto alla Procura, mentre quella di Bologna si limiti a segnalare il fatto senza ravvisare reato. E la Procura, già martedì, decide di archiviare la segnalazione. In sostanza: quella stoffa bruciata non era una bandiera regolare, ma uno straccio.
Non la pensava così il capo della comunità islamica, che si era precipitato a spegnere quelle fiamme. Meno realista dei molto realisti procuratori che chiudevano la pratica dando una interpretazione moderata dell’articolo 299 del codice penale che punisce l’offesa alla bandiera di uno Stato o altro emblema. E senza neppure dare l’opportunità di pronunciarsi al gip, giudice terzo, come rimprovera Libero Mancuso, già magistrato, ora assessore della giunta Cofferati.
Torna alla mente un’altra decisione (evito aggettivi) della stessa Procura a proposito di uno spettacolo teatrale dal titolo «La Madonna piange sperma». Anche allora la denuncia di un deputato azzurro, Fabio Garagnani, archiviata perchè «la Madonna non è una divinità». Ergo: non è vilipendio, al massimo una violazione amministrativa. Anche sulla preghiera in piazza, che il vescovo ausiliare di Bologna Ernesto Vecchi ha definito una «sfida all’identità e al sistema democratico», ci sarebbe da dire. Perchè una legge del 1931 - che la Lega ora brandisce - impone agli organizzatori di manifestazioni religiose di dare comunicazione all’autorità tre giorni prima. La preghiera dopo il corteo fa storcere il naso anche al segretario emiliano del Pd, Salvatore Caronna: «Mai confondere la politica con la religione». Per la Procura bolognese un episodio, l’ultimo di una lunga serie, da archiviare. Angelino Alfano, ministro di Giustizia, ci farà un pensierino? E il Csm si deciderà a nominare un nuovo Procuratore?
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