Italia news
        

Leggi il giornale         Prova GRATUITA

NEL PAESE AFRICANO DILANIATO DALLA GUERRA

"Kenya, dal paradiso all'inferno"
Il reportage del nostro collega

La gran parte del paese è schierato con Odinga: "Vogliamo cambiare". Ma l'elemento che sicuramente accende violenza e corruzione è la povertà diffusa

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Povertà in Kenia Ancona, 7 gennaio 2008 - Un velo di tristezza al momento di imbarcarsi sull’aereo a Mombasa per far rientro in Italia. E’ già nostalgia per la bianca spiaggia corallina di Watamu, per il sole e il gran caldo, la cortesia e l’allegria delle persone conosciute solo per un attimo, lo sguardo dei bambini che si illumina per una caramella, una matita o un cappellino. Ma la tristezza si fa ancora più pressante per le tragiche notizie che arrivano dal Kenya. Immagini che colpiscono come un pugno nello stomaco ancor più quanti hanno visitato quella parte di Africa considerata a tutti gli effetti un piccolo paradiso.


'Mal d’Africa'? Forse. Ma ancor di più la voglia di far qualcosa per aiutare questa gente, già ai limiti della sopravvivenza e la consapevolezza che tutto è ora più difficile. Quasi impossibile pensare che siano in atto nel paese scontri fratricidi così cruenti. Contraddizioni stringenti dopo che il soggiorno è stato caratterizzato dallo scandire di 'jambo', il classico saluto che ognuno ti rivolge, e di 'akuna matata', ovvero 'nessun problema'. Una situazione tranquilla, almeno in apparenza, confermata anche dalla pacifica convivenza tra musulmani e cristiani delle varie chiese. Ma naturalmente non può essere tutto idilliaco.


E alla luce di quanto avviene oggi in Kenya, viene però in mente che sarebbe bastata una scintilla per far esplodere una vera e propria polveriera. Troppo forti le contraddizioni in un paese dove ville, palazzi e alberghi convivono a poca distanza da baracche o case in fango rosso della Savana. Dove la gente vive con un reddito di un paio di euro al giorno, mentre per accedere al cenone di fine anno al 'Casinò' di Malindi l’ingresso era di 300 euro a persona. Dove a fronte di hotel dotati di acqua corrente, uomini e donne percorrono chilometri a piedi o in bici con taniche in cerca della fonte più vicina al villaggio.


Povertà quindi come miccia per violenza e corruzione. Ci hanno detto che per gli italiani e gli stranieri in genere vivere in Kenya non sia facile se non ci si assoggetta a regole non scritte. Forse questa la motivazione per la quale è stato ucciso il giovane tour operator torinese, freddato davanti alla sua abitazione di Watamu, a poca distanza dal nostro villaggio.


Abbiamo lasciato il Kenya il 29 dicembre. Giusto il tempo di vedere le tantissime persone in coda davanti ai seggi elettorali, allestiti nelle scuole. A Watamu, Malindi e in altre località della costa c’era molta attesa e non mancavano aspettative per un successo del candidato alla presidenza Odinga, che sfidava Kibaki, in cerca di una riconferma. I risultati del voto, svolto il 27 dicembre si sarebbero dovuti conoscere già il giorno dopo. Ma considerando le difficoltà c’erano forti dubbi che l’ufficializzazione del voto sarebbe stata a breve termine. E probabilmente questo ha reso più facile il nostro rientro, anche se le località di vacanza anche adesso sembrano immuni da scene di violenza, morti e saccheggi.


Ma ancor prima di partire, già circolavano voci su brogli, intimidazioni subite da elettori da bande armate che avevano bloccato le strade di collegamento più importanti, pestaggi, certificati elettorali bruciati in cambio di soldi. Le nostre guide parlavano di un milione di voti già acquisiti dal presidente Kibaki prima ancora che venissero aperte le urne.


E addirittura abbiamo assistito ai primi festeggiamenti per l’elezione in parlamento del sindaco di Watamu, a fianco dello sfidante Odinga. Un clima festoso che andava crescendo con le proiezioni che davano Odinga in vantaggio. "La prima cosa che farà il nuovo presidente — ripetevano in molti — sarà di redistribuire gli introiti nelle stesse regioni dove i soldi vengono incassati. Non è giusto che grazie ai turisti, dobbiamo mandare tutto a Nairobi e qui rimaniamo senza luce e con le strade impraticabili. Non accetteremo ancora il vecchio presidente".
Buona fortuna, Kenya!


* Sandro Galli è il corrispondente da Senigallia per «Il Resto del Carlino». Il suo viaggio di vacanza in Kenya si è trasformato in una sorta di reportage su un Paese che nel giro di pochi giorni è assurto alle cronache nazionali per l’uccisione di una guida turistica italiana, per l’incendio in un hotel, per un incidente in cui sono rimasti coinvolti degli italiani e infine per la guerriglia legata alle elezioni. Tutti fatti visti con gli occhi dal nostro collega.

Sandro Galli*

 

LA FOTO DEL GIORNO

'Così è se vi pare', regia di Massimo Castri

'Così è se vi pare':
Pirandello alla Fenice

Appuntamento teatrale a Senigallia, per venerdì 11 gennaio, con una delle opere più note e complesse dell'autore siciliano, riletta dal grande regista Massimo Castri LEGGI LA NOTIZIA

Il calendario 2008 Campari con Eva Mendes

SPECIALE CALENDARI

Bellissime 2008

Un anno con il calendario 

di Eva Mendes

Mister Blues

Questo pazzo
pazzo mondo

Curiosità dalla Rete

e non solo

a cura di Matteo Leonelli