Ancona, 10 aprile 2008 - Il Csi saluta e se ne va. Ufficialmente senza sbattere la porta, in realtà facendo molto più rumore di quello che avrebbe voluto. Perché, per dirla alla sua maniera, "di tante belle parole e di verbi coniugati sempre e solo al futuro ci siamo stancati".
In realtà la 'sconfessione' è avvenuta già un mesetto addietro. Edio Costantini e Massimo Achini, i due membri del Csi in seno al consiglio di amministrazione, hanno lasciato. Una lettera di accompagnamento, qualche stretta di mano un po’ forzata e via andare, Probabilmente a titolo definitivo. Motivo? Uno solo. Il Progetto Soccer, ovvero il plurisbandierato codice etico che aveva portato l’Ancona fino al Vaticano con tanto di visita privata al Papa, fermo, praticamente immobile, da mesi.
"L’idea – si affretta a precisare Costantini – è ancora valida. Ma stavolta dovrà essere l’Ancona a venire da noi e non sempre noi da loro". Prova a mordere il freno Costantini, ma si capisce benissimo che non ci riesce. "E’ vero, siamo usciti dal Cda mese fa, ma non abbiamo voluto pubblicizzare questa scelta. Non abbiamo voluto farlo essenzialmente per evitare tensioni e problemi alla squadra in questo periodo impegnata nella rincorsa alla serie B".
Ma il pentolone si è scoperchiato nei giorni scorsi, quando né gli Schiavoni, né il Csi sono stati invitati al convegno con gli studenti tenutosi ieri pomeriggio all’Università e organizzato da Twice e Terzo Tempo, ovvero i soci milanesi, titolari dell’80% delle quote societarie. "Un atto di scortesia o almeno un gesto poco corretto", lo definisce Costantini, il cui vaso era comunque già colmo prima ancora dell’ultima fuoriuscita.
"La verità è che nel Cda ormai ci sentivamo di troppo. Noi sempre a rimarcare l’importanza di portare le famiglie allo stadio, educare le tifoserie, ribadire certi valori ai giocatori, in pratica un progetto talmente apprezzato che già è stato copiato da più parti anche fuori dall’Italia Gli altri soci, invece, concentrati su priorità diverse: una volta gli stipendi, un’altra la fiscalità, un’altra ancora la gestione dello stadio. E il Progetto Soccer sempre a slittare alla prossima seduta".
L’ultima è per il presidente. Ma stavolta non è una stilettata. E’ quasi una malinconica carezza. "Con la famiglia Schiavoni i rapporti restano ottimi e di collaborazione. Del resto sappiamo anche noi che il presidente può fare ben poco con solo il 20% delle quote e le decisioni in seno al Cda sono altri a prenderle". L’ennesima stranezza di un drago con troppe teste in cui ognuna vuole mangiare l’altra. Una è già saltata e potrebbe non essere la sola.
Alessandro Di Marco
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