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LA QUESTIONE SOCIETARIA

Ora parla Schiavoni: "Senza di me
né la serie B né lo stadio in gestione"

Il presidente Schiavoni assicura: "Se la Terzo Tempo non mette i soldi la B solo grazie a me". Oggi Ancona-Pistoiese, la rincorsa continua

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Sergio Schiavoni, presidente dell'Ancona Ancona, 20 aprile 2008 - ARRIVA al Conero in anticipo. È il suo giorno. Sergio Schiavoni sa che aspettano tutti lui. Ha deciso di rompere il silenzio stampa che aveva imposto la scorsa settimana a squadra e giocatori la scorsa proprio per raccontare la sua verità sulla querelle societaria. Tutto lascerebbe pensare a dichiarazioni roboanti e invece Schiavoni punta su un’altra strategia. Fa l’attendista, gioca perfino in difesa, ma sembra pronto a ripartire in contropiede, magari già nell’assemblea dei soci di metà maggio, quando potrebbe essere più chiaro il futuro calcistico dell’Ancona con il relativo campionato di competenza.

 

Mantiene la calma anche sul pizzico di sale versato sulle «ferite» societarie alla vigilia della sua conferenza stampa: l’accordo della Terzo Tempo con la Kerself per gli impianti fotovoltaici, materia sua e delle sue aziende. Un accordo che non può non leggersi come uno sgarbo. Non l’unico di queste ultime settimane, basti pensare al convegno organizzato da Twice a Villarey sulla gestione delle società di calcio, cui la famiglia Schiavoni non era stata invitata. L’impressione è che la resa dei conti sia solo stata rimandata. Forse proprio all’assemblea dei soci, dove si dovrà decidere chi metterà mano al portafoglio per quegli 800.000 euro che servono per garantire la gestione sportiva della stagione ancora in corso.

NON CAMBIA però il copione rispetto al passato. Sergio Schiavoni recita sempre il ruolo da protagonista. Nonostante quel 20% che in qualsiasi altra società avrebbe destinato il socio di minoranza a parti di comprimario. «Non c’è il caos all’interno dell’Ancona — esordisce il patron — perché fino a prova contraria quello che dice Schiavoni nessuno lo contesta». Vero, verissimo. «La situazione è delicata — prosegue —. Mancano tre partite alla fine del campionato e la squadra è in corsa per la serie B. Abbiamo dimostrato che l’azienda è stata condotta bene. Il mandato per guidarla c’è stato dato dal cda». Eppure sullo sfondo restano le ruggini, per utilizzare un termine elegante, tra Enrico Petocchi, amministratore della Terzo Tempo e la famiglia Schiavoni. Il caso dell’accordo sul fotovoltaico con un’azienda concorrente dell’Imesa è l’ultimo esempio. Petocchi ha informato Schiavoni con una telefonata.

 

«Chissà, forse non si sarà ricordato che quello è anche il nostro campo», dice tra il serio e faceto e poi dà una stoccatina: «Comunque la Terzo Tempo non ha nessun titolo per fare qualsiasi operazione allo stadio del Conero». Scherza meno, quando parla dei conti. «Una prima somma per l’aumento di capitale è stata versata — dice Schiavoni —. Per arrivare alla fine del campionato servono altri 800mila euro. Se non ci penserà la Terzo Tempo, lo farà Schiavoni. Noi non molliamo l’Ancona. Su questo potete stare tranquilli». Parla già del futuro. «Abbiamo avuto la fortuna di puntare su due uomini esperti e bravi come Monaco e Marcaccio». L’allenatore ha un altro anno di contratto, il ds no. «Nei prossimi giorni mio figlio Giampiero si incontrerà con Marcaccio».

SCHIAVONI INSOMMA sembra intenzionato a tutto tranne che a lasciare la tolda del comando. Nonostante quel 20%. E allora si riparla di stadio. «Il progetto per i lavori di adeguamento al Conero sono stati approvati dalla commissione di vigilanza, adesso dobbiamo portare la bozza al Comune. Servono 600mila euro per i lavori e bisogna prendere degli impegni per gestirlo». La questione societaria? «Nemmeno, si troverà una soluzione». Ma i conflitti restano. E allora ripercorre, come aveva già fatto a Martina Franca, la storia. «Il budget l’ha fatto Petocchi. Avremmo dovuto ricevere 1,3 milioni di euro di sponsorizzazioni tramite il Progetto Soccer. Siamo lontanissimi da quella cifra». Progetto Soccer? Mai decollato. «Abbiamo cambiato anche sede per farlo partire, perché servivano più spazi. L’uscita del Csi non cambia nulla nella gestione. Non ci tocca un dente». La resa dei conti è rimandata. All’assemblea.

 

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