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CRACK DELL'ANCONA CALCIO / IL PROCESSO

L'ex amministratore De Vita racconta:
"Fino al 60% degli stipendi in nero"

A giudizio, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla truffa ai danni della Figc, vi sono l'ex patron biancorosso Ermanno Pieroni, l'ex amministratore delegato Vincenzo D'Ambrosio e l'ex direttore amministrativo Gianfranco Cusini

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Tribunale di Ancona Ancona, 24 aprile 2008 - Si è tenuta oggi un'udienza del processo per il crack dell'Ancona calcio, (fallita nell'agosto 2004), in cui sono stati sentiti l'ex amministratore delegato (fino al 2001) Giovanni De Vita e il coordinatore Covisoc Vittorio Maugeri.

 

A giudizio, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla truffa ai danni della Figc, vi sono l'ex patron biancorosso Ermanno Pieroni, l'ex ad Vincenzo D'Ambrosio e l'ex direttore amministrativo Gianfranco Cusini.

 

Secondo il pm Irene Billotta, Pieroni, in particolare, avrebbe distratto fondi dalle casse dell'Ancona per scopi personali. L'ex numero uno biancorosso, presente in aula e difeso dall'avvocato Cristiana Pesarini, sostiene invece di non aver mai intascato il denaro, ma di averlo utilizzato per retribuire in nero calciatori e tesserati.

 

De Vita, invece, ha raccontato come "nel periodo in cui fu dirigente, all'Ancona fosse prassi pagare fino al 60% di stipendi in nero ai calciatori, garantendo la parte non regolare con doppi contratti. Il nero veniva pagato in contanti mentre la provvista derivava da fatture diverse dall'effettivo servizio, e da assegni circolari tratti da conti dell'Ancona verso la società Sport Service e versati sui conti di Pieroni".

 

De Vita ha parlato anche di anticipazioni e di ipoteche di immobili fornite da Pieroni per l'Ancona calcio. In particolare per il progetto della cittadella dello sport a Montemarciano, per cui venne contratto un mutuo da 3,5 milioni di euro: in quel caso il patron, secondo l'ex dirigente, avrebbe ipotecato due immobili di sua proprietà.

 

Quando è stata la volta di Maugeri, il coordinatore ha affermato che, "calcolando gli stipendi in nero per ogni anno di competenza, i risultati di esercizio sarebbero peggiorati (in particolare nel 2002 di 850 mila euro e nel 2003 di 1,2 milioni) con la conseguente potenziale sanzione di non ammissione al campionato in caso di mancato ripianamento del debito. L'iscrizione avrebbe potuto essere negata anche in assenza delle due fideiussioni - poi contestate - presentate per la rateizzazione dei debiti tributari e previdenziali".

 

Altro fatto di cui è stato chiesto conto all'ex dirigente è il passaggio di 400 milioni dall'Ancona a Pieroni per l'acquisto di un appartamento in via Santa Margherita. ''Si trattava - ha riferito De Vita - di introiti della Sport Service pagati dal club Giuliano per consulenze fornite da Pieroni''.

 

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