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IL CASO

"Alcol, vera piaga tra gli stranieri"

Il consigliere aggiunto: "Anche io sono stato aggredito sull’autobus, ero con mia moglie e mia figlia piccola". Mohammed Sheik, originario del Bangladesh, commenta l’episodio dell’altra sera avvenuto in via Carducci ai danni di un phone center-alimentari gestito da alcuni suoi connazionali Commenta

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Ragazzo alcolista Ancona, 26 aprile 2008 - "Quell'aggressione così violenta era nell’aria, non è stata assolutamente casuale. Col passare del tempo la situazione peggiora, servono dunque urgenti misure di prevenzione e di integrazione nel tessuto cittadino". Non crede al gesto isolato Mohammed Sheik, il consigliere comunale aggiunto originario del Bangladesh, per commentare l’episodio dell’altra sera avvenuto in via Carducci ai danni di un phone center-alimentari gestito da alcuni suoi connazionali.


In merito a quella vicenda i carabinieri hanno già fermato ed arrestato due membri della banda, tunisini di 17 e 19 anni, ma le indagini vanno avanti con l’obiettivo di individuare gli altri componenti del gruppo, almeno una decina di nordafricani.

 

Prima o poi qualcosa in quel negozio in pieno centro, a due passi da piazza Roma e davanti alla Corte d’Appello, doveva accadere: "Da tempo ci sono gruppi di giovanissimi che hanno l’abitudine di bere in maniera pesante e creare scompiglio in tutta la zona — spiega Sheik —. Giovani di varie nazionalità, maghrebini, colombiani, albanesi e via dicendo. Non lavorano e passano la maggior parte del tempo lì attorno, specie dietro il mercato delle erbe. Parecchie volte è stato necessario rivolgerci a polizia e carabinieri per intervenire dopo le minacce ricevute. L’altra sera i miei connazionali hanno applicato alla lettera la legge che prevede per i nostri negozi di non vendere alcol dopo le 20. Loro non vogliono correre rischi, pagare multe pesanti per vendere una bottiglia di birra in più non ha senso.


Quando quelle persone sono entrate già avevano l’intenzione di fare casino e la mancata vendita della birra è stato solo un pretesto. Che sia stato un episodio pianificato lo dimostra il fatto che quando quei tipi sono entrati hanno poi chiuso le due porte d’ingresso per far sì che nessuno scappasse e avvertisse le forze dell’ordine. Per adesso il peggio è passato, ma il rischio è sempre dietro l’angolo. Ho parlato con i gestori del phone center, vogliono andare avanti e dimenticare questo episodio, però hanno paura a causa di quella gente ubriaca e aggressiva. La cosa certa è che continueranno a rispettare la legge per la vendita degli alcolici".

 

Mohammed Sheik può essere considerato ormai anconetano a tutti gli effetti e non solo per la carica di consigliere comunale aggiunto per gli stranieri. Lui si trova in Italia da quasi 20 anni, da 12 si è trasferito in pianta stabile ad Ancona.


In questo lasso di tempo le cose sono cambiate nella galassia degli stranieri in città: "All’inizio non era così. Quando vedo persone del genere cerco di girare al largo perché sono cattivi ed aggressivi. Quando si beve e ci si ubriaca, quando non si hanno valori e un lavoro fisso non conta più la nazionalità, i delinquenti parlano la stessa lingua. Personalmente ho ottimi rapporti con membri di comunità come quelle nordafricane, albanesi, romene, purtroppo ci sono giovani fuori controllo. Un tempo ci si rispettava, adesso c’è poca integrazione, manca l’educazione civica. Ciò rende complicata l’integrazione degli stranieri con gli anconetani e con le altre comunità. Non basta la repressione, serve prevenzione e soprattutto informazione e aiuto per i più svantaggiati".


Lo stesso Sheik l’anno scorso è stato vittima di un’aggressione fisica: "Ero assieme a mia moglie e alla bambina piccola in passeggino — ricorda il consigliere comunale —. Eravamo appena saliti su un autobus in via Marconi. Il mezzo era pieno ed entrando nella porta centrale ho urtato un uomo che si è risentito. Era un albanese, poi lui e la moglie hanno prima iniziato ad insultarmi, strattonarmi e alla fine hanno iniziato a picchiarmi. Per fortuna l’autista del mezzo mi conosceva e ha garantito per la mia buona fede. Poi sono arrivati i carabinieri che hanno risolto la cosa. Io però da quel giorno ho paura di salire in autobus".

Pierfrancesco Curzi

 

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