Ancona, 30 aprile 2008 - Umberto Montanari, ex direttore generale di Anconambiente ha intenzione di dichiarare 'guerra' al sindaco Fabio Sturani e all’ex primo cittadino di Ancona, Renato Galeazzi, ovunque e comunque.
E seppur con toni distinti e professionalmente ineccepibili, attraverso l’avvocato Andrea Galvani, che lo difende nel procedimento per danno erariale davanti alla Corte dei Conti per l’acquisto della famosa area ex Ccs, chiede ufficialmente di tirare in ballo i due politici anche sotto il profilo contabile.
La difesa di Montanari, cui viene contestato un danno da 2,2 milioni di euro in solido con quattri membri dell’allora cda di Anconambiente (Caterina Di Bitonto, Giovanni Bevilacqua, Claudio Desideri e Lorenzo Lucesoli) e con l’ing.Vladimiro Muti che stimò l’area, ha chiesto il coinvolgimento di Sturani e Galeazzi con la motivazione che i due non potevano non sapere e che in quanto esponenti dell’amministrazione comunale, nel 2000 davano indirizzi precisi all’allora azienda speciale poi divenuta spa dei rifiuti.
"All’epoca — ha detto l’avvocato Galvani dinanzi al collegio guidato dal nuovo presidente della sezione giurisdizionale Gabriele De Sanctis — il controllo del Comune sull’azienda era totale. Il Comune sapeva tutto della trattativa per l’acquisto dell’area ex Ccs. Galeazzi era sindaco e Sturani assessore. Sapevano tutto. Fu lo stesso Montanari ad andare a parlare con loro e da loro ottenne l’avallo per l’acquisto dell’area".
Sull’estensione del contraddittorio a Galeazzi e a Sturani (già indagato nel procedimento penale e per il quale potrebbe essere concessa una proroga delle indagini, anche se per ora di ufficiale non c’è nulla), il pm Alessandra Pomponio non ha nascosto gli elementi "di sicuro interesse per la Corte" nelle dichiarazioni rilasciate da Montanari nell’ambito del procedimento penale, ma allo stesso tempo ha fatto notare l’assenza di "atti scritti da cui si possa evincere un indirizzo preciso del Comune nella trattativa. La richiesta di estensione del contraddittorio è stata avanzata per ciò che sta succedendo in sede penale. Potrebbero emergere profili di responsabilità amministrativa".
"Anche noi abbiamo chiesto gli atti del procedimento penale, ma al momento ciò non è possibile, in quanto le indagini non sono concluse e non sappiamo che tipo di accertamenti sono stati eseguiti dal pm. In ogni caso sarebbe necessario acquisire la documentazione che dimostri il dolo".
Sull’estensione del contraddittorio e sulla richiesta dell’avvocato Pauri, legale dell’ing. Muti, di sospendere il giudizio in attesa che la Corte di Cassazione decida sul regolamento di giurisdizione, i giudici hanno deciso di riservarsi. Secondo Pauri, Muti non aveva un rapporto di lavoro con il Comune né con Anconambiente: "Diede solo una consulenza". Secondo l’accusa non fu così: "Non si è limitato a una valutazione tecnica, ma ha dato un giudizio di congruità che è proprio della pubblica amministrazione".
Andrea Massaro
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