In corso Mazzini oltre un quarto dei 126 commercianti viene da altri paesi. Il mercato degli ambulanti, uno degli elementi a maggior tasso di 'anconetanità' per storia e tradizione, è in buona parte in mano agli stranieri
Ancona, 9 luglio 2008 - Ancona è sempre più multietnica. Basta girare in certi quartieri, come gli Archi e il Piano, per rendersene conto. Ma c'è un altro luogo dove la città svela la usa nuova anima plurirazziale: è il cuore del centro, corso Mazzini. Il mercato degli ambulanti, uno degli elementi a maggior tasso di 'anconetanità' per storia e tradizione, è in buona parte in mano agli stranieri.
Oltre un quarto dei 126 commercianti viene da altri paesi. Sono 36, di cui 17 cinesi, 12 bengalesi, 5 tunisini e un indiano. Parliamo solo ed esclusivamente degli ambulanti (sono escluse le attività 'fisse', numerose lungo il corso, come i piccoli negozi di alimentari e gli internet point). Sono tanti, ma la notizia è che c'è un'inversione di tendenza. A dirlo è il rappresentante dei commercianti di corso Mazzini, Franco Adamo: ''I cinesi cominciano a vendere agli italiani. Attualmente ci sono tre bancarelle in vendita. Noi stiamo pensando di creare una cooperativa e di acquistarli. Alcuni sono interessati. Ma non è facile mettere d'accordo tutti''.
Chi temeva l'invasione esponenziale dei cinesi si può ricredere (o tranquillizzare, a seconda dei punti di vista). Ma perché questa 'novità': ''I cinesi vendono prodotti a prezzi bassi, da 5 a 10 euro, ma di qualità scarsa'', osserva Adamo, che aggiunge: ''Loro hanno approfittato del momento di difficoltà degli ambulanti locali in seguito allo spostamento da via Castelfidardo. Erano 22 operatori, che subirono le conseguenze del trasferimento forzato in piazza Cavour, che non era la sede adatta. Alcuni si indebitarono, e alla fine vendettero ai cinesi, che pagavano in contanti. Quello di cui i non addetti ai lavori non si rendono conto è che basta uno spostamento anche di pochi metri per cambiare le cose. Il commercio è un settore difficile, e io che lo pratico da tanti anni lo so bene. La gente si abitua a trovare le cose in un certo punto, e non gradisce i cambiamenti. Noi non siamo burattini. Una bancarella è un'attività, come un negozio. E pur avendo meno spese di gestione, di tasse ne paghiamo parecchie. Anche in occasione delle fiere, come quella di San Ciriaco, quattro giorni ci costano mille euro''.
Ma come è il rapporto con gli stranieri? ''All'inizio le cose non andavano molto bene: i cinesi non rispettavano gli orari, e lasciavano buste e cartoni in giro. Adesso, anche grazie ai controlli, la situazione è migliorata, e l'integrazione è maggiore. Lo sbaglio comunque, fatto sette anni fa da Bersani, è stato quello di liberalizzare le licenze. Prima si facevano degli esami per ottenerle. Poi niente di niente: basta fare domanda e chiunque può mettersi a fare il commerciante, senza conoscere nulla di quello che vende''.
Raimondo Montesi
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