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LA TRAGICA SCOMPARSA DI MAT

L'ultimo saluto: "Da artista a mito"

Non ha età il popolo di Mat, che ieri si è ritrovato alla Chiesa del Rosario. Una folla di persone, dai ragazzini appena adolescenti fino ai nonni degli amici e agli ex insegnanti, per una cerimonia vissuta un po’ fuori dagli schemi

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Il funerale di Mat. Lo striscione degli amici 'jassai never die' Falconara, 15 ottobre 2008 - Non ha età il popolo di Mat, che ieri alle 15 si è ritrovato alla Chiesa del Rosario, in pieno centro a Falconara. Una folla di persone, dai ragazzini appena adolescenti fino ai nonni degli amici, dai commercianti di Falconara ai privati che gli avevano commissionato lavori, fino agli ex insegnanti e agli ex compagni di scuola, tutti quelli che avevano conosciuto Mattia Chiappa hanno voluto rendere omaggio al ragazzo che, a 23 anni, era già uno dei writer più noti della provincia.

 

E’ rimasto nei cuori della gente non solo per la sua arte, ma anche per il carattere solare, dolce, generoso ed intraprendente. Così lo hanno ricordato anche don Roberto, parroco del Rosario, don Dieudonnè, il viceparroco, e don Silvano, viceparroco di Torrette: Jassai, come amava firmarsi, aveva dipinto anche sulle mura dell’oratorio della parrocchia del Rosario e di quello di Torrette.

 

"Ci era stato vicino l’anno scorso quando è morto un ragazzo del quartiere — ha raccontato durante la messa don Silvano — e aveva abbellito l’oratorio con il suo ritratto". "Era un genio — ha spiegato don Roberto, che conosceva Mattia da anni — aveva la capacità di esprimere quello che aveva dentro e con le sue opere ha lasciato memoria di quello che era, di quello che faceva, di quello che pensava. Le faccette di Mattia erano faccette intelligenti. Ma come tutti i geni, a volte non si curava dei pericoli. Che Mat vi sia da esempio ma anche da monito".

 

Una cerimonia vissuta un po’ fuori dagli schemi, quella di ieri pomeriggio, quando la chiesa è stata illuminata dai colori di un pannello realizzato dagli amici writer ("Non si può imprigionare uno spirito libero" era la frase che campeggiava sotto un grande cuore rosso con le ali), mentre due grandi striscioni sono rimasti appesi in via don Baldoni, chiusa al traffico per permettere alla folla di sostare anche fuori della chiesa, dato che il sagrato, proprio da ieri mattina, è occupato dai cantieri. Uno dei grandi lenzuoli realizzati dagli amici ritrae Mat di profilo, mentre osserva la città che aveva fatto splendere di colori, con la scritta "Jassai never die", slogan ripetuto quando il feretro ha lasciato la chiesa tra gli applausi.

 

Dedicata solo agli amici writer l’ultima parte del funerale: i genitori Catia e Luciano hanno chiamato a raccolta tutti quelli che avevano dipinto con Mat, per permettere loro di siglare la sua bara con gli spray ancora contenuti nel suo zainetto, che per tutta la cerimonia era rimasto appoggiato sul feretro insieme alla maglietta gialla su cui era dipinta l’ormai mitica faccina."Eri un artista, ora sei un mito", recita uno dei tanti post lasciati sulla sua pagina di myspace.
 

Alessandra Pascucci










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