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FABRIANO, TORNA LA PAURA

Antonio Merloni, da lunedì
chiusi due stabilimenti

Mancano gli ordini, fermi milleduecento dipendenti. Da lunedì impianti fermi nonostante il ricorso alla legge Marzano. Stipendio di Natale e tredicesima ridotti ma garantiti grazie agli enti locali

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Protesta dei lavoratori 'Antonio Merloni' (foto Di Marco) Fabriano, 29 novembre 2008 - Si Ferma di nuovo la Antonio Merloni e stavolta senza un limite temporale preciso. Di certo c’è solo che lunedì i due stabilimenti fabrianesi dell’azienda in regime di amministrazione controllata saranno entrambi chiusi. Niente lavoro, dunque, né a Santa Maria (unità produttiva principale con oltre mille operai), né al Maragone (circa duecento dipendenti) perché, evidentemente, gli ordini ricevuti non sono tali da garantire il lavoro. Torna, quindi, la paura di un blocco produttivo a oltranza a causa del portafoglio clienti che langue sempre più, anche per alcune commesse cancellate nelle ultime ore. Una situazione di enorme preoccupazione, considerato che, storicamente, proprio quello prenatalizio è il periodo di altissima stagionalità, e da gennaio in poi si va abitualmente incontro ad una fase di bassa produttività legata alla discesa della domanda.
 

 

Nei giorni scorsi inevitabile curiosità e qualche illusione aveva generato la visita degli emissari della holding indiana Ifb, giunti in città per visitare uffici centrali e stabilimenti dell’azienda fabrianese. Un contatto, a cui, però, non ha fatto seguito niente di concreto né in termini di richiesta di commesse, tantomeno per eventuali forme di partnership o joint venture attualmente escludibili a priori. Toccherà, quindi, ai tre commissari straordinari Antonio Rizzi, Silvano Montaldo e Massimo Confortini gestire un contesto di sempre maggiore emergenza per gli oltre tremila dipendenti del gruppo, per i quali gli stipendi di novembre e dicembre sono stati garantiti dall’accordo con le Province di Ancona e Macerata. La paga di Natale, dunque, arriverà, come pure la tredicesima, ma con cifre drasticamente ridotte (non più di 700 euro la mensilità per i cassintegrati) e l’assoluta incertezza su come e quanto si potrà tornare a lavorare, nonostante il ricorso ormai ratificato alla legge Marzano che prevede quattro anni di cassa straordinaria più un successivo periodo da uno a tre anni di mobilità.
Fortissimo il disagio dei sindacati anche nel tentativo di gestire le lamentele degli operai che continuano a dare vita ai presìdi permanenti davanti all’ingresso dei due stabilimenti fabrianesi. "L’azienda — dice il segretario provinciale di Fiom-Cgil Giuseppe Ciarrocchi — ègestita in maniera completamente sbagliata. Di fatto un’impresa quasi fallita e per questo capiamo bene che anche i commissari hanno le loro enormi difficoltà nel salvare il salvabile".
 

Alessandro Di Marco










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