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STUDENTESSA ANCONETANA A BOLOGNA

Punta da siringa: terrore

E' successo a Giovanna Capponi: "Ho sentito qualcosa conficcarmisi nel piede. Quando ho visto la siringa sporgere dalla scarpa l’ho estratta istintivamente, ma era troppo tardi: dovevo andare al pronto soccorso"

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Giovanna Capponi Ancona, 27 marzo 2009 - Una studentessa ventunenne, dopo un pranzo veloce con gli amici decide di andare a studiare in Sala Borsa, a Bologna. Pedala fino a piazza Nettuno e fa per posteggiare la bicicletta negli appositi spazi, quando avverte un dolore pungente al piede sinistro. Mezz’ora dopo è al Pronto Soccorso del Sant’Orsola. La diagnosi riporta le parole: "Ferita da punta con ago contaminato da materiale siero-ematico potenzialmente infetto".

 

È successo ieri pomeriggio a Giovanna Capponi, anconetana laureanda in Scienze etno-antropologiche presso l’università di Bologna. "Ho sentito qualcosa conficcarmisi nel piede. Quando ho visto la siringa sporgere dalla scarpa l’ho estratta istintivamente, ma mi sono resa conto che era troppo tardi: dovevo andare al pronto soccorso".

 

La corsa al pronto soccorso. Codice verde. Dopo la disinfezione della ferita, Giovanna viene sottoposta ai richiami dei vaccini anti-epatite b e anti-tetanica, per scongiurare le infezioni più plausibilmente portate da una siringa abbandonata.

 

Ora puoi ritenerti fuori pericolo?
"Purtroppo no: nonostante il virus dell’hiv resista pochi minuti all’aria aperta e la siringa avesse l’aria di starsene lì da parecchie ore, i dottori mi hanno spiegato che in medicina non esiste lo zero assoluto. Potrò dunque ritenermi fuori pericolo solo fra due mesi, quando sarà trascorso il periodo di tempo in cui l’hiv si manifesta. Paradossalmente c’é anche la beffa, visto che anche in questi casi l’impegnativa del pronto soccorso scade in 15 giorni, quindi gli esami di sieropositività dovrò pagarli di tasca mia".

 

Cosa diresti a chi ha abbandonato lì quella siringa?
"Non c’è molto da dire ad un eroinomane che abbandona una siringa in pieno centro, dal momento che non ha rispetto neanche per sé stesso. Quel che è peggio è che ha potuto farlo in tutta tranquillità, perché Bologna, di notte, offre numerosi angoli bui e poco illuminati dove agire indisturbati. Stupisce, inoltre, che sia successo a pochi metri dalla questura e che nessun passante abbia tolto di mezzo un oggetto così pericoloso".

 

La famiglia di Giovanna sta raccogliendo, fra i residenti di Bologna, racconti di storie simili alla sua, per dar voce al malcontento relativo all’evidente degrado in cui versa la città. "Vorrei creare una class action di persone che hanno vissuto episodi analoghi per sporgere denuncia al Comune tutti insieme".

 

Ti aggiungerai al coro favorevole alle ronde notturne di cittadini privati?
"No, non voglio essere strumentalizzata politicamente anche perché il fatto che nessuno si sia curato di spostare la siringa che stava lì da ore denota una scarsissima partecipazione civica. Quindi, perché affidare la mia sicurezza al pensionato che fa il giro del quartiere? Forse perché con la pettorina e il walkie talkie sembra più professionale?".

Linda Petracca










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LA FOTO DEL GIORNO

Una scultura di George Lilanga

Foto e sculure in
'3 sguardi africani'

Presso l'atelier dell’Arco Amoroso (Piazza del Plebiscito) dal 27 marzo al 5 aprile una mostra d’arte contemporanea diventa un gesto di solidarietà: sono opere di Simone Casetta e George Lilanga. L'esposizione, grazie al Premio Vallesina, ai Comuni di Jesi e Monsano, al Rotary Club, alla Regione e a tanti cittadini, contribuisce alla realizzazione di una latteria in Tanzania. Ingresso gratuito. Infotel. 335 7805862