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VIOLATA LA ZONA ROSSA

Il corteo anti-G8 è andato 'in porto'
Proteste pacifiche e ricordo a Giuliani

La manifestazione a cui hanno partecipato 500 persone è iniziata in piazza Roma e ha sfilato nel centro cittadino fino alla zona portuale, luogo-simbolo della battaglia dei movimenti sociali locali contro i respingimenti dei clandestini. Bloccato temporaneamente un traghetto che stava per partire

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Manifestazione anti g8 Ancona, 10 luglio 2009 - Un corteo pacifico, colorato, mano numeroso di quello che ci si attendeva (500 persone contro le mille annunciate), è stato il protagonista della manifestazione anti G8 che è andata in scena ieri sera per le vie della città di Ancona. I timori della vigilia sono spariti grazie alla buona organizzazione predisposta e "al senso di responsabilità di tutti", come ha ricordato il questore Giorgio Iacobone.

 

Una giornata in cui non sono mancati i disagi, soprattutto per la circolazione, e qualche colpo di scena. Per la prima volta in Italia, infatti, una manifestazione è riuscita ad entrare nella zona di security di un porto. Il corteo è partito da piazza Roma e ha sfilato nel centro cittadino fino al porto, luogo-simbolo della battaglia dei movimenti sociali locali contro i respingimenti dei clandestini, e ha potuto entrare nella cosiddetta ‘’zona rossa’’, off limits al pubblico per motivi di sicurezza.

 

Per ben tre volte, i manifestanti delle Comunità resistenti delle Marche, Ambasciata dei Diritti, Ya Basta e l’Onda, hanno superato - dopo avere raggiunto un accordo con le autorità - le "barriere contro cui si infrangono le speranze" dei clandestini e dei richiedenti asilo. Ma questa è stata solo l'ultima delle proteste simboliche messe in atto dai centro sociali. Nel pomeriggio, prima del corteo, una delegazione era entrata in porto e aveva esibito uno striscione con la scritta 'Aprite il porto alla libertà e ai diritti. No borders' e fatto volantinaggio.

 

Alcuni attimi di tensione si sono registrati solo quando nell'area portuale sono arrivati due gommoni con a bordo una quindicina di ragazzi dei centri sociali, alcuni dei quali hanno bloccato la partenza di un traghetto greco della Superfast, salendo sulle rampe di imbarco degli automezzi. Uno dei leader, l'avvocato Paolo Cognini, ha invitato alla calma, parlando con un megafono e chiedendo alla polizia di permettere ai manifestanti di spiegare le loro ragioni. "La nave partirà con un po’ di ritardo - ha annunciato -, ma quello che conta sono i diritti".

 

Infine il corteo vero e proprio: i manifestanti, giunti da Marche, Umbria, Emilia Romagna e Abruzzo, hanno sfilato a viso scoperto, muniti di striscioni - "Stop G8, Stop deportations" -, pesci e salvagenti gonfiabili e musica a tutto volume. Hanno minacciato di bloccare il centro della città, ma alla fine, tra la massiccia presenza di agenti in assetto antisommossa (200 gli uomini delle forze dell’ordine impegnati nel servizio) e un elicottero della polizia che sorvolava l’area, hanno visto aprirsi i cancelli di accesso alla zona imbarchi e hanno potuto dire davanti al mare "no al G8 e al pacchetto immigrazione", "un’inciviltà giuridica" secondo Cognini, e proclamare la giornata di oggi "Giornata senza frontiere", che ha permesso di liberare il porto dorico "dalle barriere e dalle gabbie".

 

Alla fine c'è stato anche il tempo per ricordare Carlo Giuliani, "nostro fratello" come l'hanno definito i manifestanti, il giovane morto negli scontri del G8 di Genova. Momento coreografico quando sono state lanciate in acqua della tavolette di polistirolo, con candeline e fiori di lotto fatti di carta che formano la scritta "no borders" per commemorare i tanti clandestini morti in mare, mentre cercavano di raggiungere l’Italia e altri paesi europei. "Noi non li conosciamo - ha spiegato Enza Amici, portavoce del movimento - ma li vogliamo ricordare così, perché siamo tutti figli di una stessa umanità".

 

Soddisfatto il questore Giorgio Iacobone: "Ci sono stati disagi, soprattutto per il traffico (il centro era stato vietato alle auto, ndr.), ma nessun danneggiamento. Avevamo predisposto un servizio di protezione ad ampio spettro, ma non ce ne è stato bisogno, grazie al senso di responsabilità di tutti".










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