Ancona, 20 luglio 2017 - Stacchereste mai la spina a un malato terminale? Il dilemma etico potrebbe trasferirsi alla realtà: vale la pena lasciar morire così l’Us Ancona 1905 o invece si dovrebbe fare di tutto per cercare di salvarla senza spargimenti di sangue? Eh già, perchè un altro fallimento, dopo quello patito nel 2004 a seguito della famosa inchiesta che portò in carcere per bancarotta fraudolenta l’ex patron Ermanno Pieroni, peserebbe eccome. E i primi a pagarne le conseguenze sarebbero proprio colore che hanno avuto un ruolo nella società biancorossa. Chi più, chi meno. Rischierebbero in tanti e siccome le casse del club sono quasi asciutte e non ci sono proprietà, beni da aggredire e grandi crediti esigibili, i creditori potrebbero rifarsi sugli amministratori. Al momento al tribunale fallimentare di Ancona non risultano essere arrivate istanze. Ci sono però delle ingiunzioni di pagamento da parte di fornitori di locali che non hanno visto un centesimo. Come ad esempio un bar-ristorante della città dove andavano a mangiare i giocatori. O come alcuni affittuari di immobili che non hanno percepito un euro per ospitare i calciatori. L’impressione è che tutti stiano aspettando il 28 luglio, ovvero il giorno del dentro o fuori per l’Ancona. Quel giorno si saprà se la società è stata in grado o meno di iscriversi alla serie D. Per farlo occorre trovare subito almeno 700mila euro, ovvero i soldi per corpire il debito sportivo. A questi si aggiungono i circa 50mila euro per l’iscrizione, tra cash e fidejussione. L’Ancona al momento ha in mano un contratto di sponsorizzazione con un’azienda di surgelati del Trevigiano per 400mila euro. Cifra che nelle ultime ore sarebbe anche salita, ma che non basta ridare fiato al moribondo. Le banche non fanno credito a una società con un’esposizione di quasi un milione e mezzo di euro. Quindi i soldi bisogna andarli a trovare altrove: chi potrebbe metterli?

Antonio Recchi, ex assessore e ora imprenditore anconetano, sta lavorando dietro le quinte. Di sicuro non mollerà fino all’ultimo istante. Tra ieri e oggi sono stati programmati degli incontri con alcuni possibili finanziatori, tra cui anche gli emissari di un gruppo cinese che sarebbe interessato ad investire ad Ancona per intavolare un discorso di più ampio respiro. Ieri sarebbero stati contattati da Miani alcuni tesserati che hanno pendenze in atto con l’Ancona per cercare di ripianare i debiti.

E’ vero che la società Ancona può offrire ben poco, al momento, ma all’orizzonte ci sono il bando per lo stadio Dorico. C’è poi lo stadio del Conero e la cittadella sportiva, su cui si potrebbe investire per farne un vero polo di aggregazione dello sport, cosa che al momento è lontana anni luce. Le possibilità, insomma non mancano. E non è detto che ad investire debbano essere necessariamente gli imprenditori locali. Il mondo del calcio è cambiato e cambierà ancora. I club, ormai, di locale hanno ben poco. Gli esempi potrebbero essere molteplici. Non serve pensare ai cinesi che controllano Milan e Inter.