Ancona, 12 luglio 2017 - I numeri non mentono, poi ce ne sono alcuni che diventano interpretabili. Come quelli del bilancio dell’Ancona. Un fattore determinante nel cammino che da inizio 2017 a oggi ha influenzato la vita e messo in dubbio la sopravvivenza della società biancorossa.

Il ‘buco’ non è certificabile nel dettaglio, non certificato neanche dalla chiusura del rendiconto al 30 giugno. C’è però un orientamento di massima che attesta a mo’ di stima una passività di circa un milione e 200 mila euro, o poco più. Tre i filoni: debito sportivo, debito con erario e debito con fornitori.

Per quanto riguarda la sfera sportiva l’Ancona non ha corrisposto le ultime quattro mensilità dello scorso campionato, tanto che l’anno prossimo eventualmente partirà dal -2 in classifica frutto del deferimento da parte della Procura Federale su segnalazione Covisoc per il mancato pagamento entro il 16 aprile di stipendi e contributi relativi alle mensilità di gennaio e febbraio. In tutto il club dorico dovrebbe ancora 600/700 mila euro al lordo, quindi tutto compreso, per completare l’iscrizione al campionato di serie D. Secondo invece la proprietà e l’AD Miani basterebbe nell’immediato versare tra i 250 e i 300 mila euro.

Poi ci sono circa 400mila euro da corrispondere all’erario: un conto già rateizzato. Infine ciò che preoccupa meno, ossia l’esposizione con i fornitori: poco meno di 200mila euro circa, potenzialmente trattabili con ulteriori accordi a saldo e stralcio come già alcuni erano stati conclusi dall’amministratore delegato David Miani.

A corredo ci sarebbero alcune entrate che l’Ancona potrebbe mettere in conto: 70mila euro è il residuo della fideiussione di Andrea Marinelli, poco più di 150mila euro sotto forma di contributi di Lega che però potrebbero essere riconteggiati in virtù dei risultati sportivi conseguiti a fine campionato scorso.

a. f.