Ancona, 27 luglio 2017 - Un requiem per l’Ancona. Ieri pomeriggio attorno alle 14, anticipando il termine previsto dalla Lega per ottemperare ai propri obblighi per l’iscrizione, la società biancorossa guidata da David Miani ha gettato la spugna. Niente serie D, strada diretta verso la liquidazione, se non interverranno istanze fallimentari. In poche righe la notizia agli organi di stampa e sul sito ufficiale: «L’Ancona 1905 comunica che nella stagione 2017/18 non si iscriverà al campionato della Lega Nazionale Dilettanti. Nonostante il lavoro, l’impegno e le risorse disponibili atte a garantire lo svolgimento della stagione sportiva, determinante nel prendere questa dolorosa decisione il totale disinteresse mostrato da tutti i tesserati sostenuti dall’Associazione Italiana Calciatori (fatta eccezione per il signor De Patre e la signora Vaira) rispetto alle proposte economiche e garanzie loro avanzate.

La società ringrazia sia tutti coloro che hanno contribuito e collaborato per provare a raggiungere l’obiettivo dell’iscrizione alla Lnd sia coloro che hanno svolto il proprio operato nel settore societario di competenza». Seguono i nomi delle persone ringraziate «per l’operato svolto nel settore societario di appartenenza: Marco Arno, Angelo Recchi, Filippo Angelelli, Marco Osimani, Pietro Massacesi, Maurizio Cajazza, Mirco Cardona, Silvia Canfora, Remo Raggetti, Sergio Zitti, Enrico Nasini, Paolo Bartola, Cristiano Belfiore, David Luconi e il dott Gigante per lo staff medico».

E’ il terzo default sportivo della prima squadra calcistica di Ancona nel giro di 13 anni, dopo quello del 2004, il crac dell’era Pieroni, e quello del 2010, alla fine dell’era Petocchi. Sette anni di ultimo corso dell’Ancona andati in fumo e spazzati via. Sono quelli dell’era Marinelli, che trasformò il Piano San Lazzaro in Ancona, passando dai colori granata al biancorosso e riuscendo nel difficile compito di convincere e coinvolgere i tifosi anconetani. Fino a portare 4000 persone al vecchio Dorico per una gara contro la Biagio Nazzaro. Sono stati gli anni di Sosteniamolancona, quelli dell’autogestione, della fondazione, poi del passaggio ai Ranieri, quindi a Mastropietro e Leone. L’Ancona sprofonda sotto i debiti, sono circa un milione e trecentomila euro, lasciata affondare dagli stessi attori che promettevano di rilanciarla. Retrocessa in serie D, senza i soldi per iscriversi, senza qualcuno che sia corso in aiuto della causa biancorossa, neanche in extremis, malgrado le tante dichiarazioni. Si chiude un’altra era biancorossa. Lunedì l’Ancona 1905 aveva fatto ricorso in Lega contro l’esclusione dalla serie D, versando come richiesto un assegno circolare da 500 euro ma senza pagare né l’iscrizione al campionato, 16.500 euro, né i 31mila della fideiussione, né tantomeno stipendi arretrati ai giocatori o debiti nei confronti dell’erario e dell’istituto di previdenza. Niente soldi, solo l’estremo sussulto che ora appare come una farsa, l’ennesima dopo le messe in scena degli ultimi mesi. Lunedì il ricorso, ieri la resa incondizionata. No Martini, no party. Si abbassa la saracinesca. Anche se resterebbe da capire quali sarebbero «le risorse disponibili atte a garantire lo svolgimento della stagione sportiva». L’Ancona chiude sommersa dai debiti. Un film già visto, in una città sempre più disillusa. Da oggi il calcio anconetano può, però, voltare pagina: tanti nomi e alcuni amarcord per un’ipotesi di nuova Ancona. Serviranno amministratori, politici, cittadini e sostenitori dei colori biancorossi uniti nella stessa direzione per tentare di dare un futuro calcistico a questa città. Perché l’alternativa è più amara che mai.