Ancona, 5 agosto 2017 - Sette ore di riunione, suddivise in due tranche mattutina e pomeridiana, ma l’Ancona 3.0 ancora non c’è. Non esiste perché né Sergio Schiavoni Stefano Marconi hanno ancora sciolto le riserve. E non è detto che lo faranno o quando. Troppi problemi, troppe criticità, tante le informazioni su cui ragionare. Così ieri patron Imesa e mister Rays si sono conosciuti personalmente per la prima volta nella sede di via della Tecnica. 

I DUE, accompagnati da Mauro Anconetani e dall’avvocato Robert Egidi, hanno discusso di cifre e budget certo, almeno finora. Schiavoni ha messo sul piatto 120 mila euro, potenzialmente da bissare con l’intervento di alcune aziende sue fornitrici. Marconi garantirebbe 200 mila euro. Il tetto minimo di 500 mila non è coperto. E la somma potrebbe anche non bastare per far fronte a tutto: dalla società alla sede, dai costi di strutture e campi di allenamento alla riorganizzazione del settore giovanile (obbligatoria almeno la formazione Juniores, ndr), fino all’aspetto tecnico. Argomento, quest’ultimo, che non è stato mai trattato.

E allora? Allora l’orizzonte e’ fosco, come sostenuto da Marconi. Non c’è una dead line entro la quale i due imprenditori si dovranno esprimere. Ma i tempi stringono, anzi il football dorico è in fortissimo ritardo. La stessa domanda di immatricolazione è ancora ferma sul tavolo di Schiavoni e soltanto lunedì dovrebbe essere inoltrata. Nel pomeriggio il secondo round con la presenza aggiuntiva dell’assessore allo sport Guidotti. Che ha illustrato la situazione del Del Conero, due utenze su tre garantite dal Comune e 40 mila euro già a bilancio per interventi urgenti sulla struttura. Poi i campi di allenamento: prossima uscita il bando di costruzione e gestione di Collemarino. A tarda sera il briefing con la stampa nel quale sono emersi tutti i dubbi del suo Schiavoni-Marconi.

«Non può un capoluogo come Ancona restare senza una squadra di calcio», l’affermazione di quest’ultimo che però intraprenderebbe l’avventura solo sulla base di certezze, ovviamente in primis economiche. Da qui in poi ogni giorno potrebbe essere buono per far rinascere l’Ancona, ma anche perché i due imprenditori, senza ulteriore innesto finanziario, decidano di stopparsi. In questo scenario lunedì sera alla Casa del Portuale i tifosi dibatteranno sulla destinazione da dare ai marchi.

Ma nel frattempo ci sono tanti altri nodi da sciogliere. Marconi, che è realmente interessato a investire per diventare l’uomo forte della squadra di calcio della sua città, ha messo come pregiudiziale il coinvolgimento solo di imprenditori locali. Le esperienze passate in questo senso giocano sicuramente a sfavore dei colori biancorossi. Il problema è che di persone realmente interessate a portare avanti un progetto come questo, al momento non ve ne sono. Di aspetti tecnici non se n’è parlato, anche se Marconi su questo sembra avere le idee chiare e spinge per Trillini in panchina. Ma ancora sono molti i nodi da sciogliere.