Ancona, 19 aprile 2017 - Si sono presentati in questura con le lettere di licenziamento pronte a essere firmate dal titolare gli operai della ‘Sandro Baldini’. Una ventina tra operai diretti e artigiani della ditta specializzata in movimento terra, demolizioni, lavori stradali e così via; altrettante famiglie del territorio che rischiano, per colpe non loro, di restare di punto in bianco senza lavoro. Le festività pasquali le hanno trascorse nel presidio davanti all’azienda, a Camerano, nell’angoscia più totale di rimpolpare la lista dei disoccupati.

Tutto per uno dei ponti sopra l’autostrada, successivo a quello crollato a marzo lungo la A/14, unico accesso stradale all’azienda dalla grande viabilità. Dopo aver sopportato carichi di lavoro pesanti, senza neppure effettuare un collaudo, Autostrade per l’Italia ha deciso di declassare il ponte, facendo passare il peso massimo da 72 a 12 tonnellate. Di fatto escludendo il transito dei mezzi pesanti della ‘Sandro Baldini’, di fatto bloccando l’attività dell’azienda nel timore che il ponte non sopporti i carichi eccessivi.

«Mercoledì scorso Società Autostrade ha piazzato i jersey per bloccare l’uscita dei mezzi in azienda e il rientro di quelli che erano fuori per lavoro – attaccano i dipendenti, emozionati e arrabbiati, davanti alla sede della questura – Li abbiamo rimossi il giorno dopo, solo dopo aver inviato, tramite avvocato, un avviso. Per questo il titolare si è preso una denuncia per furto aggravato. È tutto assurdo. Venerdì Santo, appena usciti dal funerale della madre di uno di noi, è arrivata la comunicazione che quei blocchi di cemento erano stati piazzati di nuovo, stavolta alla presenza delle forze dell’ordine. Perché nessuno ci difende? Perché la società pubblica non fa un collaudo urgente, dopo che quel ponte lo ha usato per i lavori della terza corsia della A/14 per anni, senza alcun problema e limitazione? Per evitare le spese della costruzione di un nuovo ponte, fanno chiudere una ditta sana».

Aprile è il mese dei ponti vacanzieri per gli anconetani; per gli operai il ponte sta diventando un incubo. Proprio ieri mattina parte del personale avrebbe dovuto iniziare la demolizione della scuola terremotata di San Ginesio, nel Maceratese: «Un lavoro commissionato dalla Protezione civile nelle zone terremotate – precisa il geometra Simone Paoletti – richiesto con grande tempestività, visto che hanno fretta di inaugurare la scuola nuova a settembre per l’inizio dell’anno scolastico. In corso, avevamo lavori per l’Autorità portuale di Ancona, a Portonovo, ad Offagna, appalti ricchi a cui non possiamo rispondere. Ci sono danni economici importanti, penali, ne va il buon nome dell’azienda».

Ieri l’incontro col questore, Oreste Capocasa, che ha ascoltato le motivazioni del presidio dei lavoratori e facilitato il vertice di quest’oggi in prefettura: «Per ora il questore è l’unica figura che ci ha ascoltato e che sembra davvero dalla nostra parte – hanno raccontato gli operai all’uscita dell’incontro – Dispiace per quanto accaduto a Pasquetta al presidio di Camerano con momenti di tensione con la polizia, ma credo lui abbia capito. Adesso speriamo che il prefetto ci riceva e faccia la sua parte».

Oltre al presidio, con tanto di famiglie al seguito, gli operai hanno attivato un gruppo Facebook in cui mostrare foto e motivazioni della lotta. In appena un giorno è arrivata tantissima solidarietà, anche da fuori regione. Emblematico il nome del gruppo: ‘Il ponte dei desideri’. La vicenda, intanto, arriva a Roma: «Un caso per il quale ho già sentito la sindaca di Camerano e la presidente della Provincia e per cui chiederò l’intervento del ministero delle Infrastrutture». Così il deputato Pd Emanuele Lodolini.