Ancona, 19 marzo 2017 - «Non posso dire nulla. E’ una situazione molto delicata. Al momento non abbiamo preso provvedimenti disciplinari nei confronti del bidello dato che c’è un’indagine in corso. Ci limitiamo ad aspettare quello che farà la magistratura». Il preside della scuola media superiore commenta brevemente e per quel che può, quanto accaduto all’interno dell’istituto scolastico in cui il collaboratore ultrasessantenne è stato incastrato dai carabinieri di Brecce Bianche, grazie a microspie e videocamere, mentre si lasciava andare in palpeggiamenti, baci e pesanti apprezzamenti nei riguardi di alcune alunne in ascensore o in uno stanzino, convinto di non essere visto. 

L’uomo è ora accusato di aver compiuto ripetuti atti sessuali con ragazze minori dei 16 anni, che gli erano state affidate per ragioni di educazione e istruzione. Almeno 3, per ora, le sue vittime. Il bidello, tramite l’avvocato Americo Tiso, respinge però le accuse. «Ho un carattere amichevole ed espansivo con i ragazzi, e sono molto protettivo con quelli più piccoli» ha riferito al proprio legale. Laureando in medicina, aveva lasciato gli studi per motivi economici. Single, di recente aveva avuto un grave lutto. L’uomo, ora ai domiciliari, dovrebbe affrontare l’interrogatorio di garanzia domani. Un’indagine partita a seguito della denuncia prima da parte di un’alunna che aveva riferito di quegli apprezzamenti eccessivi ai propri genitori, alla quale si sono accodate altre due vittime. Si indaga ora per capire se lo scenario possa essere ancora più vasto

L'INTERVISTA

A scuola tutti conoscono quel bidello e una testimone chiave, amica di due delle tre vittime e frequentante l’istituto, racconta al Carlino la propria esperienza.

Conosce la vicenda accaduta nella sua scuola? 
«Sì. La sappiamo tutti». 

E immaginavate si arrivasse a tanto? 
«Sono al primo anno e a me, personalmente, all’inizio era rimasta una persona che non riuscivo a inquadrare».

Perché? 
«Lo vedevo sempre vicino alle ragazze, pronto a dare consigli, a spendersi per loro. Quasi a cercarle».

Consigli di che tipo? 
«Sullo studio». 

Insomma, vi aiutava allora...
«Sì, anche quando succedeva qualcosa di brutto». 

Di ‘brutto’ in che senso? 
«Se qualcuna fumava in bagno e veniva scoperta, si pensava subito alla punizione e a tutte le conseguenze che ne sarebbero scaturite. Ma lui ‘copriva’ tutto tenendo segreto quello che accadeva». 

Una sorta di complice... 
«Esatto».

Si parla anche di apprezzamenti nei riguardi delle studentesse: c’erano? 
«Lo vedevo molto attratto dalle ragazze».

E con i ragazzi invece? 
«Non parlava più di pochi minuti. Al massimo per commentare qualcosa della Juve. Con noi ci stava molto ma molto più tempo».

E faceva qualcosa? 
«Appena ci vedeva ci abbracciava e riabbracciava di continuo, cosa che non faceva con i ragazzi. Insomma, a noi ragazze dedicava molta attenzione. Troppa».

Si parla anche del fatto che accompagnasse alcune studentesse in uno stanzino... 
«La storia dello stanzino è un po’ diversa: nel senso che è l’unico dove c’è uno specchio ed è per questo che le ragazze ci andavano. Lì ci si poteva pettinare, sistemare... Uno sgabuzzino dove le accompagnava lui avendo le chiavi».

E l’ascensore? 
«Una volta l’ho preso e lui è entrato proprio con me».

E come ti sei sentita: sei stata tranquilla? 
«No, affatto. Mi aveva preso l’ansia e per fortuna poi è entrata un’altra persona ed ho pensato: ‘salva!’».

Perché l’ansia?
«Perché le ragazze degli altri anni ci avevano avvisate di che tipo fosse. Insomma, si sapeva che era particolarmente ‘affettuoso’ fino ad infastidire. Ma poi lo si vedeva chiaramente».

L’accusa è che il bidello palpasse anche le studentesse... 
«E’ vero».

Ma non nelle parti intime, oppure sì? 
«Certo che sì. Conosco bene due delle tre ragazze. Sono state toccate proprio sul seno. Palpate davvero. Me l’hanno detto loro».

Ma solo in questi tre casi? 
«Guardi... la sorella più grande di una nostra compagna ci aveva avvisato...».

Le sue attenzioni particolari non erano dunque una novità per voi, una volta appresa la notizia... 
«Quando abbiamo letto l’articolo abbiamo capito tutti, e immediatamente, di chi si parlasse. Non ci siamo stupite».