Ancona, 11 febbraio 2017 - C'è anche chi, come il costruttore Pietro Lanari attraverso diverse società edili, ha ottenuto qualcosa come 180 milioni di euro dalla vecchia Banca Marche, suddivisi in diversi affidamenti. E senza le adeguate garanzie, almeno secondo i commissari di Banca d’Italia che hanno depositato tutto in Procura (quest’ultima ha appena chiuso le indagini sul crac dell’istituto di credito jesino). O per andare fuori regione i fratelli Ciccolella, la famiglia pugliese che con i suoi vivai ha subito nel 2015 un crac finanziario: di milioni ne hanno ottenuti 144 in tre diversi affidamenti. Secondo le indagini della Procura di Ancona un gruppo organizzato all’apice della banca avrebbe favorito, senza troppa vigilanza, e falsificando anche bilanci, alcuni imprenditori ‘amici’ nell’erogazione di centinaia di milioni di euro, ma anche procurato alla banca un rosso da circa un miliardo di euro, rosso finito all’attenzione prima di Bankitalia che ha commissariato Banca Marche e poi della magistratura. La commissione Finanze del Senato, su richiesta di governo e Partito democratico ha deciso di non rendere pubblici i nomi degli insolventi, di chi non ha restituito i milioni ottenuti da Banca Marche dalle altre tre messe in liquidazione coatta amministrativa con decreto del governo Renzi il 22 novembre del 2015.

 

Una lista di nomi sta girando da giorni (c’è anche l’ascolana Santarelli Costruzioni spa, tra le più esposte). Di certo ci sono le 37 posizioni – e tra queste invece non figura la Santarelli, ma ce ne sarebbero di più – contestate dai commissari di Banca d’Italia attraverso lo studio legale Bonelli Erede Pappalardo di Milano e sotto la lente di ingrandimento della Procura: 19 società diverse, per un totale di quasi mezzo miliardo di euro (461 milioni). Finanziamenti deliberati dal Cda di Banca Marche dal 2006, fino ai primi mesi del 2012. Alcuni dei quali finalizzati a coprire il finanziamento precedente a cui gli imprenditori non erano in grado di far fronte. Molto esposta è la ‘Fortezza srl’ del gruppo Lanari con 120,6 milioni di euro affidati negli anni in cui la crisi del settore immobiliare non era esplosa.

Per restareE nelle Marche la Polo Holding spa di Pesaro ha avuto 25,83 milioni di euro in due diversi affidamenti. Ma ci sono anche i 20 milioni di euro alla società Capo Caccia resort srl dell’immobiliarista Vittorio Casale, ex patron del Bingo, per il quale è in corso un processo al tribunale di Sassari per il reato di bancarotta in concorso. Ma riconducibile a lui c’è anche la ‘Immofinanziaria srl’ che ha ricevuto 10,5 milioni di euro in tre diversi affidamenti, senza idonee garanzie per i legali di Banca d’Italia. E poi ci sono i 7,7 milioni di euro concessi a Gaetano Martini e Franco Sordoni, ex consiglieri regionali entrambi, uno di Jesi l’altro di Loreto, nel Cda della Salus spa che gestiva la casa di cura Villa Serena ora passata di mano. E poi, tra gli altri, ci sono i 20 milioni di euro concessi alla compagnia Fondiaria Nazionale, i 4,16 a titolo personale all’imprenditore farmaceutico Canio Giovanni Mazzaro. Ma sarà la Procura a fare chiarezza sulla vicenda.