Ancona, 19 giugno 2017 - Quattro gradi di media giornaliera in più rispetto alla norma negli ultimi sette giorni, punte massime in provincia superiori a 33 gradi a metà settimana scorsa, piogge praticamente nulle da inizio mese. La prima ondata di calore si è fatta decisamente sentire e, come anticipa il meteorologo della Protezione civile regionale Francesco Iocca, forse già nel prossimo weekend potrebbe essere bissata da una seconda impennata delle temperature.

Una settimana da record?

«Effettivamente le temperature sono state piuttosto alte, ma a dar fastidio è stata soprattutto l’umidità, in alcune circostanze superiore al 60 per cento. Ed è proprio per questo motivo che una temperatura reale di 31 gradi può essere assimilabile a 35 percepiti».

Per i prossimi giorni, invece, cosa annunciano le previsioni?

«Intanto va detto che nella giornata di sabato si è introdotta aria più fresca proveniente dai Balcani e difatti le temperature sono scese di alcuni gradi e, in teoria, dovrebbero rimanere gradevoli almeno fino a mercoledì o giovedì pur con una tendenza al rialzo di uno e due gradi al giorno. Poi potrebbe arrivare una nuova fase di alta pressione e non è escluso che il prossimo weekend sia contrassegnato da una nuova ondata di calore. Quanto alle precipitazioni, invece, anche questa settimana non dovrebbero essercene».

Ma l’assenza di pioggia può creare rischi sul fronte dell’approvvigionamento idrico?

«Per il momento direi che si può parlare di situazione sotto controllo, anche perché la conformazione territoriale delle Marche in questo senso si aiuta, stante la presenza di diverse aree collinari. E’ decisamente presto, insomma, per parlare di problemi nel rifornimento idrico che potrebbero spuntare tra diverse settimane nel caso in cui perseverasse la mancanza di precipitazioni».

Tra due giorni si entra nell’estate e c’è chi dice che sarà torrida, chi piovosa: lei da che parte sta?

«Da quella della meteorologia e del sano realismo. Ad oggi la credibilità ha un orizzonte temporale che non va oltre i sette giorni, peraltro con il periodo successivo alle 48 ore in cui è doveroso parlare di previsioni di massima. Ecco perché lanciarsi in pronostici da qui a uno o due mesi è come compiere un salto nel vuoto nel quale è consigliabile non avventurarsi».