Ancona, 27 luglio 2016 - Alla lettura della sentenza che l’ha condannata a 18 anni di reclusione è scoppiata in lacrime. La fidanzatina di Antonio Tagliata è stata condannata ieri, dopo una camera di consiglio durata 8 ore, per concorso nell’omicidiodei genitori Roberta Pierini e Fabio Giacconi, massacrati a colpi di pistola, una Beretta 9x21 che ieri per la prima volta è comparsa in aula tra le prove. Una mattanza avvenuta lo scorso 7 novembre nell’appartamento in cui i due coniugi abitavano insieme alla figlia, al civico 9 di via Crivelli.

Il movente: i genitori si opponevano alla relazione dei due fidanzatini. Il Gup per i minorenni Francesca Giaquinto, affiancata dai giudici onorari, ha accolto dunque le richieste del procuratore Giovanna Lebboroni espresse durante la requisitoria di lunedì durata 10 ore, definendo la ragazzina «socialmente pericolosa» e infliggendogli anche la libertà vigilata dopo l’espiazione della pena. Una sentenza senza sconti «come richiesto dal pubblico ministero. Non sappiamo se hanno creduto alla versione di Antonio Tagliata – hanno riferito gli avvocati difensori Paolo Sfrappini e Augusto La Morgia rispondendo ai giornalisti –. Noi avevamo un’altra tesi e avevamo fatto altre richieste. Le nostre sono state disattese e quelle del pm accolte, quindi questa condanna ci stava. Per il momento – hanno proseguito – la ragazza va avanti con la vita che ha fatto fino ad oggi. Continua un percorso psicoterapeutico che non ha nulla a che vedere con il processo, e cerca di riprendere una vita normale. Magari tornare a scuola che sarebbe la cosa più importante». 

La 17enne dopo aver appreso la notizia è stata allontanata. Emozioni vissute anche dai parenti «che, in fondo, si aspettavano una condanna simile dopo la requisitoria di lunedì, e l’hanno consolata. Adesso – hanno aggiunto gli avvocati – c’è da assorbire questa notizia, soprattutto per i parenti anche se pure noi, umanamente e a livello personale, siamo stati colpiti. I familiari – hanno ribadito i legali – le sono vicini perché resta la ferma convinzione dell’estraneità della ragazza in questa vicenda». Fu l’allora fidanzatino oggi 19enne, Antonio Tagliata, a sostenere infatti che la ragazzina lo incitò urlandogli «Spara, spara» quando lui si presentò in quel condominio con in tasca oltre 80 proiettili e in mano una pistola «pesante, grossa, con le munizioni».

La ragazzina lunedì aveva assistito in aula alla requisitoria, durata 10 ore, alla fine della quale il pm aveva chiesto proprio 18 anni di pena. Dopo aver trascorso la notte in un’abitazione protetta in città, ieri mattina è tornata al tribunale dei Minori per poi ripartire poco dopo le 19, una volta ascoltata la sentenza, verso l’istituto penale minorile di Nisida, a Napoli, dove è detenuta da 8 mesi e dove ha iniziato un percorso di recupero, assistita da alcuni psicologi tra cui Barbara Montisci e Marco Angeloni. Una cella all’interno della quale dovrà espiare la pena e dove piange e racconta sempre di sognare i propri genitori. 

La motivazione della condanna in abbreviato verrà depositata entro 90 giorni. Ora toccherà anche ad Antonio Tagliata, indagato in un procedimento parallelo, essere giudicato. Prima del duplice delitto lasciò infatti in casa dei biglietti in cui confessava tutto, annunciando di volersi uccidere e parlando anche della fuga, per poi però presentarsi con la pistola in casa dei genitori di lei. Oggi il perito si pronuncerà per dire se era capace di intendere e di volere quando si avventò contro le vittime, rincorrendo Fabio Giacconi fino in terrazza per finirlo dopo aver giustiziato Roberta Pierini con un colpo finale sparato alla testa, mentre la donna si trovava ormai a terra, morta.