Ancona, 17 marzo 2017 - Quel ponte non doveva crollare. Ma le misure di sicurezza richieste prevedevano, nella sciagurata ipotesi del crollo (diventata purtroppo realtà), che scattassero delle procedure di emergenza atte a impedire che la struttura precipitasse al suolo. Il ponte doveva fermarsi prima, non cadere sulle auto in corsa. Le indagini si concentrano su questo punto. Non era forse sufficiente la prevenzione per la sicurezza del lavoro adottate durante il sollevamento del ponte 176, sulla A14, crollato giovedì scorso tra i caselli autostradali di Ancona Sud e Porto Recanati. Su questa traccia lavora il sostituto procuratore Irene Bilotta, che coordina l’inchiesta per omicidio colposo plurimo aperta dopo il disastro, costato la vita ai coniugi Emidio Diomede e Antonella Viviani. La procura sta valutando se supporti ulteriori e altri dispositivi per sostenere il ponte, come piloni adeguati o sostegni per mantenere innalzato il cavalcavia, avrebbero potuto impedire che il troncone centrale piombasse sulle auto in transito. Anche la scrupolosa osservanza delle norme di sicurezza durante le operazioni avrebbe potuto ridurre i rischi.

Non a caso le indagini sono condotte, oltre che dagli agenti della Polstrada delle Marche, dai funzionari del servizio prevenzione dell’Asur. Per il momento l’attenzione si concentra sulla documentazione già in possesso della procura: non solo la progettazione, quella di massima eseguita dalla Spea Engineering e quella esecutiva prodotta dalla Delabech, cui era stata affidata l’esecuzione dei lavori, ma anche i piani di sicurezza. Solo in un momento successivo, quando saranno più definite le responsabilità e sarà possibile iscrivere i primi nomi degli indagati, si potranno valutare prove sul luogo dell’incidente. Tra martedì e mercoledì la procura, che ha nominato come consulente il docente universitario Luigino Dezi, specializzato nella costruzione di ponti, ha autorizzato una serie di misurazioni ‘sul campo’, che hanno interessato in particolare le due rampe rimaste in piedi e i plinti sottostanti.

Si confronta dunque la corrispondenza tra i progetti e la situazione reale, mentre in una fase successiva saranno messe a paragone le modalità di innalzamento dei ponti già oggetto della manutenzione straordinaria, dovuta all’allargamento della A14. Il ponte doveva essere sollevato di 34 centimetri: l’ipotesi è che l’inclinazione che ha determinato il crollo sia dipesa da una manovra errata, riguardante il sistema di innalzamento e di sostegno. Forse i sostegni provvisori erano stati posizionati in modo scorretto, oppure c’è stato un errore nella manovra di sollevamento, eseguita attraverso martinetti (due per ogni lato), ossia enormi cric capaci di sollevare tonnellate di materiale. La procura è anche in attesa di ricevere i risultati dell’inchiesta interna avviata da Autostrade per l’Italia. Proprio la società autostradale sarà il primo soggetto a essere ascoltato martedì nelle audizioni della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, che ha aperto una propria indagine in relazione al crollo su iniziativa della presidente Camilla Fabbri, senatrice Pd.

L’inchiesta parlamentare si concentrerà sul «delicato tema della sicurezza dei cantieri stradali, un impegno doveroso verso la famiglia delle vittime, i lavoratori e tutti i cittadini che, quotidianamente, usufruiscono di un’infrastruttura strategica quale l’A14».

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