San Paolo di Jesi (Ancona), 9 agosto 2017 - Un assalto brutale, un sequestro durato oltre un’ora sotto la minaccia di una pistola puntata anche alla tempia di Luba mentre lui, il compagno Luciano Olivanti, 54enne gestore del ristorante "La Fenice" in via San Nicolò, nella campagna di San Paolo, veniva preso a calci a terra dopo essere stato atterrato con un pugno. Tre banditi passamontagna in testa e armati, uno di pistola forse vera e l’altro di taser (elettrica, di quelle che bloccano i movimenti con la scossa) domenica notte, all’1,30 sono entrati nell’abitazione collegata al ristorante, scatenando tutta la loro furia su Luciano e Luba che stavano guardando la tv a letto. Nemmeno il tempo di alzarsi dal letto ed ecco i pugni in volto. Una colluttazione che è sembrata un’eternità, in due con mugugni attenti a non pronunciare parole (e indicando cosa fare utilizzando solo l’indice e la forza) chiedono di consegnare tutto. Mille euro e gioielli per circa 10mila euro. Di più non c’è in casa. Ma l’incubo finisce solo oltre un’ora dopo. Quando i carabinieri sono accorsi attorno alle 2,30 hanno liberato la coppia dal bagno dove uno dei tre banditi li aveva chiusi a chiave. Il vicino aveva sentito le urla e ha allertato il 112. Intanto la banda era fuggita con la Fiat Punto di Olivanti poi abbandonata bruciata in un casolare nelle campagne cuprensi. Subito è scattata la caccia da parte dei carabinieri che avrebbero elementi utili a dare un nome e un volto ai rapinatori.

Luciano Olivanti, come sta?
"Un po’ meglio, ma frastornato e dolorante. Sono preoccupato per la pancia, mi hanno preso a calci fortissimi. Lì per lì ho pensato a un’emorragia perché sono stato operato di recente allo stomaco. Mi hanno dato 40 giorni di prognosi ma mi tengono in osservazione".
Qual è stato il momento più brutto?
"Appena li ho visti entrare in camera con quelle pistole, una con il raggio di luce sono andato verso di loro che con pollice e indice ricoperti dai guanti facevano il gesto dei soldi. Pochi istanti e mi hanno buttato a terra. Uno dei tre, quello più robusto e cattivo e che vorrei molto avere davanti a viso scoperto, mi ha sferrato un pugno in viso tramortendomi. Poi mi ha legato con una corda e preso a calci come un animale. A quel punto la mia compagna ha detto loro, due in particolare perché il terzo era lì fermo a guardare: ‘Così lo ammazzate e poi dovrete scontare una pena maggiore. Lasciatelo stare non abbiamo altro’. Così hanno allentato la corda attorno al torace. Hanno legato i polsi a mia moglie mentre rovesciavano l’armadio e tutti i mobili".
Cercavano la cassaforte?
"Volevano più soldi ma noi avevamo solo mille euro, oggi molti clienti usano le carte e avevamo pagato il personale. Hanno rovesciato tutti i gioielli e l’oro, scaraventato cassetti prendendo i nostri ricordi di famiglia, dei nostri genitori che non ci sono più. Circa 10mila euro di valore per i gioielli ma ciò che fa più male è il valore affettivo. Il danno economico supera i 30mila euro perché l’auto che mi hanno rubato e bruciato aveva poco più di un anno di vita".
E sua moglie?
"Ha ecchimosi alle braccia, è sotto choc. L’hanno presa e fatta sedere nel water prima di chiuderci in bagno dove siamo rimasti a lungo perché io ero a terra sanguinante e non riuscivo ad alzarmi".
I banditi avevano pianificato l’assalto, vi siete mai accorti di nulla?
"No, sono rimasto male che sono usciti da una porta finestra sul retro come se conoscessero bene gli accessi".
Perché vorrebbe davanti a viso scoperto il bandito che l’ha picchiata?
"Perché io ero a viso scoperto, vorrei che tutti li possano vedere in faccia. Che il più violento sia attaccato a un palo in piazza mentre patisce lui e le sue persone care le stesse cose, angosce e dolori che abbiamo subito e stiamo subendo io e la mia compagna che è terrorizzata. La galera non basterebbe".
Non ha fiducia nella giustizia?
"Sì, spero che i carabinieri li troveranno. E sono quasi sicuro che accadrà. Hanno un basista in zona visto che hanno portato la mia auto nel casolare di Cupramontana per incendiarla e lì bisogna lavorare".
Da appena 3 mesi ha avviato il ristorante, ha la forza di andare avanti?
"Certo, più forte di prima. Non pensavo ce ne fosse bisogno perché ad Apiro per 15 anni non ho mai avuto problemi. Nemmeno tentate estorsioni per la mia attività, ma ora prenderò il porto d’armi per difendermi, perché so che torneranno. Sono dei delinquenti depravati potevano esserci dei bimbi in casa. Ci rivedremo o in questa vita o di là".