Ancona, 13 gennaio 2018 - L'inchiesta sulle spese pazze in Regione è a una battuta d'arresto. Anzi è tutto da rifare. La Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento dall'accusa di peculato per 56 consiglieri regionali e ha rinviato tutti gli atti alla Procura che ora dovrà decidere su un eventuale nuovo rinvio a giudizio.

Potrebbero tornare davanti quindi davanti al gup i consiglieri regionali prosciolti nel settembre 2016. Accogliendo la richiesta della Procura di Ancona, la Corte di Cassazione la scorsa notte intorno alle 23 ha decretato l'annullamento dell'ordinanza di proscioglimento del gup di Ancona. Unico proscioglimento confermato è quello di Andrea Filippini, ex collaboratore al gruppo Idv, difeso dall'avvocato Laura Versace.

La posizione di quattro dei 61 imputati che erano stati giudicati in primo grado dal gup di Ancona con rito ordinario - gli ex consiglieri regionali Adriano Cardogna, Leonardo Lippi e Luigi Viventi e l'addetto al gruppo dei Verdi Giuseppe Canducci - è stata stralciata dalla Suprema Corte per legittimo impedimento del difensore.

Sessantasei i politici regionali e collaboratori coinvolti nell'inchiesta sulle spese consiliari: cinque sono stati assolti con rito abbreviato e non rientrano nel procedimento in Cassazione. Sono l'ex presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, l'attuale segretario del Pd Marche Francesco Comi, gli ex consiglieri Massimo Binci e Giacomo Bugaro e l'ex addetto al gruppo Pd Oscar Roberto Ricci.


Per loro la Procura ha fatto ricorso in appello. "Questo pronunciamento segue altri orientamenti - ha detto uno dei difensori, l'avvocatessa Marina Magistrelli -. La Cassazione non è entrata nel merito e non poteva farlo. È evidente però, da tutti i proscioglimenti e assoluzioni, che si è trattato di un'inchiesta costosa che poi è stata inutile"