Loreto (Ancona), 14 giugno 2017 - Il contributo volontario versato dalle famiglie degli studenti alle scuole torna a essere «casus belli», stavolta a Loreto. Uno studente di Castelfidardo di appena 16 anni, che frequenta l’istituto alberghiero «Einstein-Nebbia», non ha versato per intero la quota del contributo e la scuola non gli ha concesso il permesso di svolgere uno stage formativo, seppur facoltativo, in un ristorante della Riviera del Conero per il periodo estivo.

«Abbiamo pagato 20 euro dei 150 complessivi di contributo volontario previsti dalla scuola all’inizio dell’anno, la quota necessaria a coprire le spese pro parte della polizza assicurativa per gli alunni. Mio figlio è volenteroso e vorrebbe frequentare lo stage previsto dall’offerta formativa ma non gli è stato concesso. Non possono pretendere un contributo (volontario tra l’altro) per la formazione scolastica», racconta F.C., la mamma del ragazzino.

La signora ha iniziato a scambiare varie mail con il preside per avere delucidazioni. «Come tante altre, la scuola di mio figlio è in difficoltà economiche – continua -. Lo capisco ma ogni famiglia è già costretta a pagare tanto di tasca propria tra trasporto scolastico, libri e tasse. Il tutor che seguirebbe i ragazzi poi è pagato dal Ministero e il suo stipendio è comunque indipendente dai contributi versati dalla famiglie». Il dirigente scolastico Gabriele Torquati spiega: «Non è un diritto che viene tolto, è un servizio in più che offriamo per il secondo anno dato che lo stage è previsto per il terzo e quarto anno. I centomila euro di fondi dal Ministero non bastano. Ne mettiamo 20mila per le materie prime e per coprire le famiglie con difficoltà economiche, esonerate su mia proposta. Ogni servizio extracurriculare estivo poi comporta spese per i nostri bilanci, per la segreteria ad esempio dove i contratti scadono il 30. Non penso in cuor mio di avere violato alcunché se si chiedono a una famiglia 50 euro, su nuova proposta della scuola, per uno stage gratuito».

A Osimo ormai due anni fa c’era stato anche un sit in di protesta di fronte all’istituto Corridoni-Campana sullo stesso argomento. I genitori imputavano alla preside atteggiamenti discriminatori nei confronti dei ragazzi che non avevano pagato la quota, tra cui negare la partecipazione alla gita scolastica, alle certificazioni di lingua estera e a quelle informatiche.