Osimo, 2 settembre 2017 - Era stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione per aver violentato una ragazza osimana che frequentava la sua comitiva.

Ma nonostante la gravità dell’accusa, aveva ottenuto di scontare la pena ai domiciliari. Giovedì, però, i carabinieri delle stazioni di Osimo e Filottrano lo hanno sorpreso in strada, a bordo di un’auto, mentre tornava a casa: era uscito senza autorizzazione. E’ stato di nuovo arrestato Tarik El Ghaddasi, 37enne di origine marocchina e padre di famiglia, in questo caso con l’accusa di evasione.

Ieri il giovane, assistito dall’avvocato Domenico Biasco, è comparso davanti al giudice Sonia Piermartini, che ne ha convalidato l’arresto e ha disposto di nuovo gli arresti domiciliari. Nei suoi confronti, però, è stata avanzata una richiesta di aggravamento della misura cautelare: gli inquirenti lo considerano socialmente pericoloso, un soggetto che ha già mostrato un comportamento altamente trasgressivo e ritengono opportuno che il 37enne sconti la pena in carcere. Solo in cella, secondo i militari, l’uomo osserverà la misura cautelare.

Sarà il giudice competente a esprimersi. L’arresto per evasione è scattato dopo una attività investigativa autonoma dei militari, guidati dal maggiore della compagnia di Osimo Raffaele Conforti, che grazie a una serie di controlli incrociati lo hanno sorpreso mentre, furtivamente, rientrava a casa. Gli stessi carabinieri, nel dicembre scorso, lo avevano arrestato per violenza sessuale, dopo la denuncia presentata dalla vittima.

Stando a quanto raccontato dalla giovane, i due avevano trascorso una serata con amici comuni. Si conoscevano da tempo e la ragazza non aveva avuto alcuna esitazione nel chiedergli un passaggio per tornare a casa.

El Gheddasi, invece di imboccare la strada per l’abitazione della giovane, aveva condotto l’auto in una strada di campagna, completamente isolata, dove aveva costretto l’amica a un rapporto sessuale.

Erano le quattro del mattino quando la giovane era rientrata finalmente a casa. I due, nei giorni successivi, si erano scambiati una serie di messaggi che sono stati utilizzati come prova nel processo a carico del marocchino, celebrato lo scorso maggio con rito abbreviato.

Tarik El Ghaddasi ha sempre sostenuto che il rapporto sessuale era stato consensuale.