Ancona, 6 settembre 2017 - Un documento di valutazione del rischio biologico per gli operatori sanitari dell’Asur. È questo l’obiettivo che si pone il percorso voluto dall’Asur Marche per abbassare i rischi di contagio all’interno degli ospedali. Nella nota diffusa ieri dall’Azienda e dalla Regione, non si fa alcun cenno al caso emerso a fine agosto all’ospedale di Senigallia, quando un’ostetrica in servizio è risultata essere afflitta da morbillo senza essere vaccinata, ma è chiaro che la decisione di Palazzo Raffaello sia partita proprio da lì.

Per ora non esiste un provvedimento che obbliga il personale sanitario a vaccinarsi contro determinate malattie, quindi l’Asur si muove partendo da una sorta di documento per valutare il rischio di contagio da parte dei membri del personale di ospedali o strutture sanitarie. L’obiettivo è arrivare alla identificazione della tipologia di vaccinazioni da richiedere al personale qualora non immunizzato dalla malattia naturale. Saranno messe in atto anche diverse strategie comunicative, formative ed informative per diffondere in modo uniforme la strategia che l’azienda intende adottare per raggiungere l’obiettivo. 

Alessandro Marini, direttore generale dell’Asur Marche: il governo non ha ancora fornito linee guida tese all’obbligatorietà della vaccinazione per chi lavora in sanità, cosa pensate di fare?
«La nostra intenzione è quella di realizzare un’attiva e costante sorveglianza negli operatori sanitari, nostri dipendenti, partendo dal documento di valutazione del rischio biologico».

Di che cosa si tratta?
«In pratica un mezzo per arrivare all’identificazione della tipologia di vaccinazioni da richiedere al personale qualora non immunizzato dalla malattia naturale in questione».

Da richiedere in quale forma, obbligatoria?
«Ancora non possiamo agire in questo modo, dipenderà dalle prossime decisioni del Ministero. Noi vogliamo solo fornire al personale tutte le informazioni necessarie per evitare il peggio».

Per evitare un altro caso simile a quello accaduto all’ospedale di Senigallia?
«In effetti quel caso ha aumentato di molto l’attenzione verso quella problematica, ma le posso assicurare che ad un percorso del genere ci stavamo già lavorando prima».

Seguire le linee guida tracciate dal governo centrale non è sempre automatico, visto il caso del Veneto che ha chiesto una proroga al 2019 per le vaccinazioni, cosa ne pensa?
«Certe decisioni le lascio alla politica. Io credo che qualcosa sia nostro compito assecondarlo, altrimenti ognuno fa ciò che vuole e diventa difficile capire cosa accade».

Perché tante attenzioni attorno a questa situazione?
«Si tratta di provvedimenti che riguardano la sicurezza negli ambienti di lavoro e noi su questo fronte abbiamo delle norme che possiamo utilizzare per azzerare qualsiasi rischio. Più sicuri i dipendenti, più garanzie anche per i pazienti che vengono a curarsi nei nostri ospedali».

Oltre all’ostetrica di Senigallia, le risultano altri casi analoghi nelle Marche?
«Non ho notizie in tal senso. È evidente, tuttavia, che anche da noi ci sia un’allerta per i numerosi casi di morbillo che hanno interessato degli adulti».

Secondo lei bisogna parlare di allarme, di emergenza?
«No, ci mancherebbe, la situazione è sotto controllo, ma visto che i contagi ci sono è meglio stare sicuri ed evitare qualsiasi rischio ulteriore. Intanto il documento e le campagne informative serviranno a limitare il fenomeno».