Ancona, 11 ottobre 2017 - Era terrorizzata dall’idea che uno dei tre ragazzini avesse girato un video o scattato fotografie durante la violenza, ma in udienza ha ammesso di non avere alcuna certezza che quelle immagini esistano davvero. «C’è stato un equivoco, le cose sono andate come vi racconto adesso».

Nel corso dell’incidente probatorio che si è svolto ieri mattina davanti al gip, la vittima della violenza di gruppo ha puntualizzato alcune circostanze di quanto accaduto nel maggio 2016. Era la prima volta che l’adolescente raccontava direttamente agli inquirenti la brutta esperienza vissuta.

In precedenza l’accaduto era stato ricostruito dagli agenti della Squadra mobile sulla base di quanto era stato riferito dai genitori e, in questa sorta di passaparola, il racconto era stato in qualche modo alterato.

La testimonianza diretta della ragazzina ha permesso innanzitutto di fare chiarezza sul ruolo del 19enne identificato e indagato dalla procura della Repubblica: non sarebbe stato il maggiorenne a pretendere di consumare l’atto sessuale con la ragazzina, ma uno dei due minori.

«La posizione del mio assistito – spiega l’avvocato Ennio Tomassoni – è stata ridimensionata grazie all’incidente probatorio: l’inchiesta era partita con un’accusa molto pesante nei suoi confronti, ma il suo ruolo è uscito molto alleggerito».

Il secondo equivoco chiarito in udienza è stato quello relativo al presunto filmato girato durante la violenza: la ragazzina ha spiegato che nessuno le ha riferito dell’esistenza del filmino, ma che è stata lei stessa a immaginare che fosse stato realizzato un video, dopo aver visto uno dei tre ragazzi che prendeva in mano il cellulare durante la violenza. Il fatto che solo uno dei tre abbia preteso un rapporto sessuale orale con la ragazzina, in ogni caso, non scagiona gli altri due, che non hanno fatto nulla per impedire la violenza e anzi avrebbero spalleggiato l’amico.