Ancona, 13 agosto 2017 - In quarantena a casa dopo una vacanza in Thailandia. Un’estate da dimenticare per una famiglia residente in città. Padre, madre e due figli pcicoli da circa un mese sono reclusi nella loro abitazione del quartiere Adriatico dopo essere tornato i primi di luglio da una vacanza in Thailandia. Avrebbero infatti contratto un virus evidentemente molto resistente con conseguenze assolutamente poco piacevoli per il loro organismo. Una forma virale di cui non si conoscono ancora i dettagli, ma che potrebbe essere contagioso. Non a caso da un oltre un mese evitano di uscire e di incontrare persone che arrivano dall’esterno.

E’ bene precisare che le loro condizioni non sono gravi, al punto da non essere stati ricoverati nei reparti di malattie infettive dell’ospedale regionale di Torrette. Reparto a cui la famiglia si è effettivamente rivolta dopo la vacanza asiatica. I sintomi erano abbastanza potenti: nausea, vomito, febbre alta, perdita dell’equilibrio, crampi intestinali. È molto probabile che alla base del malessere ci possa essere stato un alimento, un prodotto mangiato in una delle serate di vacanza, trascorsa anche in una zona altamente turistica della Thailandia. Stiamo parlando di una delle mete più frequentate dal turismo mondiale, ma certo non è difficile, nonostante l’alta presenza di visitatori, di imbattersi in qualche rischio dovuto magari a scarsa igiene.

I sintomi avrebbero iniziato a presentarsi già in Thailandia e poi sarebbero peggiorati durante il rientro ad Ancona, tanto da consigliare una visita di approfondimento. Uno stato di malessere pesante che ha richiesto una visita approfondita e un consulto presso il reparto di malattie infettive di Torrette, dove tuttavia i membri della famiglia non sono stati ricoverati. Sono però starti sottoposti a una profilassi. Gli stessi sintomi sono stati poi avvertiti quasi in contempioranea da alcuni loro parenti che abitano fuori regione e si trovavano anch’essi in vacanza in Thailandia. Quindi è evidente che l’origine del contagio sia la stessa. Il problema più stringente è per i bambini che hanno difese immunitarie più basse.