Ancona, 2 dicembre 2017 - "Non proponevo io le pratiche di finanziamento al comitato esecutivo o al consiglio di amministrazione di Banca Marche". Ad affermarlo in aula ad Ancona, nel processo in cui è coimputato per corruzione tra privati con gli imprenditori Davide Degennaro e Vittorio Casale, è stato Massimo Bianconi, ex direttore generale dell’istituto di credito marchigiano sprofondato sotto 920 milioni di euro di conti in ‘rosso’.

Per l’accusa, rappresentata in aula dai pm Serena Bizzarri, Andrea Laurino e Marco Pucilli, Bianconi avrebbe favorito i due imprenditori con finanziamenti e anticipazioni Iva in cambio di un affare che ruotava attorno a un immobile a Roma, ceduto dalla Immofinanziaria del gruppo Casale alla Archimede 96, amministrata da Ludovica Bianconi e intestata anche ad Anna Rita Mattia, rispettivamente figlia e moglie dell’ex dg.

La transazione avvenne a novembre 2009: la palazzina dei Parioli era stata venduta per 7 milioni e la Archimede aveva pagato l’immobile con un mutuo da 37mila euro di rate mensili. L’edificio era già stato dato in affitto dalla Immofinanziaria per 50mila euro mensili, contratto poi passato alla Archimede. Quest’ultima introitava così 13mila euro al mese, ossia la differenza tra il canone d’affitto incassato e le rate del mutuo.

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Bianconi ha respinto ogni collegamento riferendo che con la moglie il rapporto era già logoro dal 2007 quando la donna si trasferì a Roma e c’era una "gestione separata del patrimonio". Tre anni fa è arrivata la separazione consensuale, pochi mesi prima che arrivassero i primi avvisi di garanzia. La Mattia, ha detto Bianconi rispondendo alle domande, era insegnante ma dopo la pensione negli anni Novanta era diventata imprenditrice, con un "patrimonio di circa 20 milioni di euro" mentre lui "è condannato a fare il pensionato".

A consigliare la ex di Bianconi su come gestire il patrimonio sarebbe stato solo il commercialista. Il mutuo da 7 milioni di euro concesso da Tercas all’Archimede 96? L’assunzione di un figlio del dirigente Tercas in Banca Marche? "Mai intervenuto per il mutuo" e "mai fatto pressioni per assumere lui o altri", le risposte del manager. Quanto ai 700 mila euro dati alla moglie, non erano, ha spiegato Bianconi, una partecipazione all’affare ma «un anticipo» chiesto e poi restituito subito dalla Mattia per l’operazione.

L'ex dg ha ripercorso la complessa filiera del credito di Bm e i rapporti con le fondazioni. La Carima di Macerata, in particolare, si oppose alla vendita di Banca Marche nel 2008 quando c’erano offerte fino a 3 miliardi di euro e poi ‘pretese’ un "uomo di fiducia, oltreché garanzia di competenza e moralità", cioè l’allora vice dg Stefano Vallesi, al vertice dell’area crediti. Quanto alla fondazioni di Jesi e Pesaro, «erano molto attente al conseguimento di un utile», mentre quella di Macerata, rappresentativa di categorie economiche, era più focalizzata sulla concessione del credito.