Ancona, 12 febbraio 2017 - La nuova Banca Marche ha stilato una tabellina dei ‘cattivi’. Cioè di coloro che avrebbero fatto fallire la banca. Per questo, dopo aver controllato le buste paga di ognuno di loro, ha chiesto al tribunale civile di riavere indietro quel denaro. Che, stando alla citazione civile firmata dagli avvocati Bonelli, Bonetta e Rumi, è stato pagato «...a fronte di prestazioni gravemente viziate dalle violazioni». In altre parole, si dice che «...le prestazioni di amministrazioni e sindaci, lungi dal creare valore per la banca, le hanno arrecato gravi danni in quanto si è trattato di prestazioni rese con inescusabili violazioni dei loro doveri, i compensi e bonus che gli amministratori hanno distribuito a sé stessi, ai sindaci e ai loro principali collaboratori vanno integralmente rimborsati alla banca».

Banca Marche, gli ex amministratori e i maxi-compensi

E a stringere, in forza di questo ragionamento, la nuova banca guidata dalla presidenza Nicastro, ha chiesto all’ex direttore Massimo Bianconi di riconsegnare 16.305.045 euro, percepiti in otto anni di direzione, al vice Claudio dall’Aquila di riconsegnare 2.436.695 euro, al loro collega Leonardo Cavicchia di dare indietro 3.294.818 euro, al vice Stefano Vallesi di ripagare 2.644.332 oltre ai 935.638 euro percepiti dall’ex presidente Michele Ambrosini, dall’altro ex presidente Lauro Costa 986.012 euro, Bruno Brusciotti per 575.234 euro e via via tutti gli altri ex amministratori e sindaci revisori come Franco D’Angelo a cui la nuova banca chiede indietro 532.470 euro di indennità per sei anni di lavoro.

In totale, la banca ha citato in giudizio 28 ex amministratori (ma anche tre sindaci revisori) persone a cui ha chiesto di restituire bonus e stipendi perché immeritamente presi. Ma non è solo questo: gli avvocati Bonelli and C. hanno fatto un lavoro certosino andando a spulciare le firme di ogni amministratore sotto i mutui, i leasing e i prestiti finiti in sofferenza.

Ipotizzando ad esempio per l’ex direttore Massimo Bianconi la concessione di soldi senza garanzie per un’ammontare di 264 milioni, per dell’Aquila pari a 202 milioni, per Cavicchia 69 milioni, per Vallesi 264 milioni, per Giorgi 156 milioni, per Ambrosini 200 milioni, per Costa 255 milioni, per Brusciotti 250 milioni. E anche D’Angelo, il sindaco revisore, avrebbe avallato 251 milioni senza garanzie. Di fronte a queste cifre iperboliche, gli stessi avvocati della banca hanno scritto che «...nessuno di loro è capace di risarcire queste somme per cui si chiede una provvisionale di 100 milioni». Come se questa seconda cifra fosse a portata di mano.