Ancona, 25 novembre 2015 - Dal 2012 a oggi ha perso complessivamente oltre 90 milioni di euro in azioni e 15 milioni di prestito obbligazionario subordinato sottoscritto nell’estate 2013: la Fondazione di Jesi annuncia ora azioni legali. Ha perso l’80% del proprio patrimonio, tutto quello investito in Banca Marche. In una sola notte Jesi ha ‘bruciato’ oltre 48 milioni di euro in azioni già svalutate dall’anno scorso.

Figlia della Cassa di Risparmio è stata fondata nel 1844, ha appena compiuto (l’anno scorso) 170 anni, milioni e milioni di euro di investimenti tra la Vallesina e la valle del Misa, ma ora il suo futuro è in bilico per usare un eufemismo. Solo negli ultimi anni ha investito 2,7 milioni di euro per le sale operatorie del nuovo ospedale Carlo Urbani, continuato a sostenere l’università jesina, sede distaccata dell’ateneo di Macerata alla quale sognava di ‘donare’ uno studentato, aperto un museo all’interno di palazzo Bisaccioni e stanziato i fondi per realizzare quello virtuale su Federico II.

Per non parlare del mezzo milione di euro erogato ogni anno alle associazioni ed enti benefici tra Jesi e Senigallia. Molti di questi progetti sembrano destinati a naufragare, vista la batosta piombata sulla Fondazione con il salvataggio della banca conferitaria. Proprio per questo ora la Fondazione Carisj, guidata da un paio di anni da Alfio Bassotti, segretario generale, da qualche mese, Mauro Tarantino, socie oramai della vecchia «Banca Marche» non ci stanno e annunciano azioni legali contro l’operazione di salvataggio che le atterra e le mette fuori gioco. Il Cda della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi tra lunedì e ieri ha effettuato un primo esame della soluzione adottata dalle competenti autorità per risolvere la crisi di Banca delle Marche.

«Preso atto – fanno sapere dalla Fondazione Carisj – che la soluzione assicura la continuità operativa nella Nuova Banca Marche, a parziale tutela dei risparmi delle famiglie e delle imprese, preservando attualmente i rapporti di lavoro in essere, non può non rilevarsi che l’onere del salvataggio, è innanzitutto a carico degli oltre 40mila azionisti e dei portatori di obbligazioni subordinate. Tutto ciò è pure il risultato di valutazioni afferenti i crediti problematici, il cui importo complessivo eccede, ampliamente, la normale prudenza: a ciò si aggiunga anche che lo stesso criterio è stato adottato per gli accantonamenti a garanzia degli stessi. Una valutazione – attaccano da palazzo Bisaccioni a Jesi – che non trova riscontro alcuno in altre banche italiane confrontabili per importanza all’istituto marchigiano. La Fondazione pertanto, ritiene doveroso, a tutela del valore dei propri investimenti, formulare ogni più ampia riserva di esercizio di tutte le prerogative consentitole dalla legge».

Il cda ha «dato mandato al presidente Bassotti di promuovere una serie di incontri finalizzati a delineare un’azione comune a difesa dei propri legittimi interessi, sia con le Fondazioni ex socie di Banca delle Marche che con le Fondazioni fuori Regione». Analoga reazione anche dalla Fondazione di Pesaro che dalla nascita della «Nuova Banca Marche», domenica sera, ha perso oltre 200milioni di euro.