Ancona, 13 febbraio 2017 – Il tributo va pagato comunque, anche se non si usufruisce del servizio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, facendo finalmente chiarezza sulla questione del 'beneficio di irrigazione' garantito dal Consorzio di Bonifica.

Il caso era stato sollevato da sedici proprietari della Valle dell’Aso, nel Fermano. Costoro sostenevano di non dover pagare il contributo previsto perché non utilizzavano l’impianto di irrigazione del comprensorio Rio Canale. Non solo. Chiedevano anche la restituzione dei tributi già riscossi.

Ma la Suprema Corte ha dato loro torto e ragione al Consorzio di Bonifica delle Marche. La sentenza numero 23815 stabilisce, infatti, un principio chiaro: l’inclusione di un terreno in un comprensorio di bonifica ne aumenta il valore. Un vantaggio che il proprietario deve in qualche modo pagare, che usufruisca o meno dell’impianto di irrigazione.

I giudici di piazza Cavour hanno dunque confermato il verdetto della Corte d’Appello di Ancona, che, su istanza del Consorzio, nel 2009 aveva rigettato le richieste dei proprietari della Valle dell’Aso.

“È giurisprudenza costante di questa Corte – si legge nella decisione della Cassazione – che con l’inclusione del fondo nel perimetro di contribuenza il proprietario acquista la qualità di consorziato e, quindi, di soggetto passivo del tributo”.

Esulta Claudio Netti, presidente del Consorzio di Bonifica delle Marche: “È una sentenza storica, l’ente si sta prendendo cura concretamente del territorio, è giusto che ognuno dia il suo contributo”.