Ancona, 12 maggio 2017 - Nuova Banca Marche diventa (temporaneamente, come impone l’Europa) Banca Adriatica spa e porta con sé «inevitabili» tagli al personale, come li definisce il consigliere delegato di Ubi Banca, Victor Massiah che esclude sin da subito «licenziamenti» per Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti, rilevate dalla stessa Ubi Banca. Se si guarda ai freddi numeri, per l’istituto jesino potrebbero essere altri 500 gli esuberi che andranno ad aggiungersi ai 270 prepensionamenti (ma sono 310 quelli che hanno dato la loro disponibilità) già concordati coi sindacati prima dell’operazione di acquisto di Nbm da parte del gruppo bergamasco. Una cifra che ieri ha fatto calare il gelo a Fontedamo, ma solo oggi, a Milano, si entrerà nei dettagli del piano industriale, della chiusura di filiali e dei risvolti occupazionali. I sindacati sono sul piede di guerra.

I nuovi tagli dichiarati da Ubi nelle tre good bank si avvicinano al migliaio di unità: dei 1.569 esuberi dichiarati più di 500 sono già stati oggetto di accordi sindacali nelle tre banche. Di questi ultimi circa la metà sono di Banca Marche che oggi ha quasi 3mila dipendenti, il resto di Etruria e Carichieti. «Oltre 500 di questi 1.500 esuberi (sulle tre banche, ndr) hanno già sottoscritto un accordo per uscire, per cui se si vuole ragionare in termini incrementali ci si deve orientare sui 1.000» ha detto Massiah. Dunque se Nbm ha metà fetta, si potrebbe arrivare ad altri 500 esuberi per l’istituto jesino. Ma, visto che anche i prepensionamenti costano, il taglio potrebbe essere invece ottenuto con il ricorso a part-time, più solidarietà rispetto a quella già firmata (5 anni all’anno per tre anni).

La trattativa coi sindacati si apre oggi. Ma Massiah spiega subito che le uscite potranno essere gestite con «esodi volontari, cessioni di attività o in altri modi» che verranno discussi coi sindacati, «in linea con la tradizione di rispetto reciproco che vogliamo continuare, per gestire in maniera civile, ordinata e rispettosa per tutti gli esuberi».

«La riduzione dei costi, è inutile girarci intorno – dice Massiah – implica innanzitutto una riduzione delle risorse. Ma è nostra assoluta volontà di non fare alcun tipo di licenziamento». Il numero uno di Ubi parla piuttosto di «qualche esternalizzazione/cessione (forse anche di filiali, ndr) e incentivazione». Tremano i dipendenti del Ced di Piediripa (Ubi ha già un sistema informatico e strumenti centralizzati) che però l’ad uscente Luciano Goffi si sente di rassicurare: «La banca sarà pienamente integrata nel sistema del gruppo Ubi, ma il polo informatico di Macerata non dovrebbe essere smantellato. L’intenzione, già comunicata al personale, sarebbe quella di lasciare sul territorio alcune attività che saranno rivolte all’intero gruppo».

Ma c’è grande disappunto tra i sindacati di Nbm e CariLoreto: «I numeri e le prospettive contenuti nel piano – rimarcano – sono degni della massima attenzione e suscitano forte preoccupazione tra i lavoratori e nel territorio». Di qui la richiesta urgente di incontro al presidente della Regione Luca Ceriscioli. Oggi, sospese le assemblee dei lavoratori, i sindacalisti saranno a Milano a incontrare i vertici del gruppo Ubi: «Rappresenteremo alla controparte il nostro disappunto cercando di fare chiarezza», dicono.

«Sicuramente – aggiunge Goffi – ci sono sovrapposizioni di sportelli, specie nel maceratese e nell’anconetano, ma sarà una gestione ‘normale’, un destino comune all’intero sistema che in questa fase sta chiudendo sportelli. Ci sarà da gestire anche un certo numero di esuberi, ciò non vuol dire direttamente gente che esce. In caso di necessità non si pensa ai licenziamenti ma all’uso del fondo esuberi, della solidarietà e del part time».