Ancona, 31 luglio 2017 - Sembra non esserci pace nel Partito Democratico anconetano. Dopo il caso del consigliere comunale Diego Urbisaglia, espulso per un post su Facebook in cui aveva attaccato pesantemente la vittima del G8 di Genova Carlo Giuliani («Se in quella camionetta ci fosse stato mio figlio, gli avrei detto di prendere bene la mira e sparare»), ora tocca al 25enne Fabio Ragni, residente a San Marcello e iscritto ai democrat del capoluogo al primo Circolo e in procinto di candidarsi alla segreteria provinciale del partito, far scoppiare le polemiche. Studente di Giurisprudenza a Bologna, appassionato di regia, Ragni posta un video realizzato con alcuni amici in cui si prendono in giro gli omosessuali. Il titolo è eloquente: «Acqua di frogio» e racconta di un profumo che è in grado di trasformare uomini eterosessuali in gay. Il video, realizzato quattro anni fa, era stato rimosso da Youtube a febbraio scorso, ma è stato ripubblicato sul sito «Gaypost.it» sabato pomeriggio per denunciare l’episodio. Immediata la polemica sul web e tra i Dem marchigiani. Ma la vicenda ha dei contorni poco chiari e sembra nascondere un «complotto» politico. La stranezza è che il video viene inviato alla redazione di «Gaypost.it» il giorno dopo in cui Ragni, in qualche modo, annuncia su Facebook la sua disponibilità a candidarsi a segretario provinciale del Pd. Il post e delle 18 di venerdì scorso. Poche ore dopo viene recapitato il «video omofobo» realizzato da Ragni quattro anni fa. Quale manina maliziosa avrà mai premuto il tasto «invio»? Difficile saperlo ma i dubbi tra gli iscritti sono tanti. Gli stessi democrat, comunque, che davanti a un video palesemente goliardico seppur, come ammete Ragni «sbagliato», si mostrano subito super bacchettoni sentenziando a destra e a manca contro Ragni. E se i problemi fossero altri? Forse un giorno il Pd farà veramente chiarezza.

Fabio Ragni, perchè quel video?

«Non esiste un perchè, era una cosa goliardica di quattro anni fa. Mi sono reso conto che era stupida e non faceva ridere e, proprio per questo, a febbraio scorso lo avevo rimosso».

Ma questo non è bastato: la polemica è alle stelle.

«E per questo mi scuso con tutta la comunità gay se il video che ho fatto ha offeso. Mi dispiace, non ho giustificazioni, se non, appunto, che il video in questione è stato fatto molto tempo fa».

Scusi Ragni, ma se il video lo aveva rimosso mesi fa chi lo può aver tirato fuori?

«E’ quello che mi sto chiedendo in queste ore. L’originale è nel mio pc e quello su Youtube è stato eliminato mesi fa. L’unica spiegazione è che qualcuno lo ha scaricato prima, l’ha conservato, e poi rimesso in rete per sbugiardarmi. Una macchina del fango costruita a regola d’arte».

Un complotto in previsione di una sua candidatura alla segreteria provinciale del Pd?

«Non lo chiamerei complotto, direi interferenze. Di sicuro qualcuno vuole mettermi in difficoltà, ma quello che mi fa più male è tentare di fare passare il messaggio che sono omofomo. Questo non lo accetto. E’ assurdo, mi sono sempre battuto contro l’omofobia e adesso per un video goliardico anche se sbagliato succede tutto questo. Eppure i problemi sono altri».

Quali?

«Ad esempio che nella società di oggi si guarda alle piccolezze piuttosto che alle cose importanti. Ci troviamo a un eccesso di perbenismo che non è utile».

Ma se la dovessero convocare per eventuali provvedimenti?

«Mi difenderò a testa alta. Se dovesse accadere credo che sarà il Pd a doversi vergognare per quello che si sta mettendo in piedi. Se il partito si concentrasse sui problemi e non su vicende come questa, saremmo all’altezza delle scelte del domani».

Parole dure?

«Ho un difetto: dico sempre quello che penso. Il partito provinciale in questo ultimo periodo, diciamo nell’ultimo mandato, è stato sempre assente. Quando c’è bisogno su questioni importanti non si muove, se poi si crea scalpore su qualcosa allora è in prima linea. Non credo sia questa la linea da seguire per una segreteria».

Ma lei si candiderà?

«Il progetto di rinnovamento va avanti. Tutto è nato con un gruppo di amici che mi hanno dato il loro sostegno. Poi anche alcuni esponenti nazionali hanno avallato questa ipotesi. Bisogna capire che le sedi del partito sono vuote e gli stessi sessantenni che le frequentano chiedono il rinnovamento. Gli attuali componenti sono in scadenza ed è ora di cambiare. Non ci fermeremo neanche davanti a velate minacce».

Cioè?

«Quelle di chi mette in discussione il mio posto di lavoro nel gruppo consiliare».