Ruffini: «Non c’è nessuna paura». Daidone sulle orme di Balzaretti
di Giuseppe Poli
Ancona, 23 luglio 2012 - Tutti presenti all’appello per il secondo giorno d’allenamento nell’oasi agrituristico-sportiva di patron Marinelli: giocatori e dirigenti. Tutti tranne il presidente, che però era presente il giorno prima, per l’inizio dei lavori. A parlare della nuova avventura biancorossa sono Paolo Ruffini e Marco Daidone, ovvero il centrocampista di Parma alla sua terza stagione con la maglia dell’Ancona e la giovane promessa d’Alcamo, cresciuto tra Marsala e Palermo.
Ruffini sembra uno dei candidati alla fascia di capitano, ma è un ragazzo modesto, non sembra pensarci più di tanto. "Sono stato in squadre dove c’erano altri criteri, non per forza quello con più presenze faceva il capitano. Ci penserà il mister". Una terza stagione ad Ancona dalla quale Paolo Ruffini, come tutta la società e i tifosi, vuole qualcosa in più rispetto al passato. La promozione, ovviamente, perché il secondo posto non accontenterebbe nessuno. "Faremo di tutto perché la stagione finisca nel modo migliore". Ma senza proclami, senza sparate, perché il campionato è lungo e il girone potrebbe essere un’incognita. Le avversarie? "Quelle che leggo sui giornali" ammette Ruffini, cioè: "Samb, Termoli, Maceratese, anche Civitanovese, ma è ancora troppo presto per dirlo, sarà il campo a parlare".
E se dovesse essere lo stesso girone dello scorso anno Ruffini ha le idee chiare: "Ora lo conosciamo, abbiamo visto quali sono le difficoltà, sapremo regolarci di conseguenza". Le difficoltà a cui si riferisce sono i fattori ambientali, le tante trasferte senza tifosi: "Situazioni che non ci hanno favorito. Se dovessimo essere in un altro girone magari andrà diversamente". Ma Ruffini non ci pensa troppo.
Preferisce pensare all’Ancona e al ruolo che ricoprirà nell’undici di Gentilini: "Parlare di tattica ora è prematuro, comunque nella posizione arretrata nel 4-2-3-1 mi troverò a mio agio, anche nella scorsa stagione abbiamo adottato diversi moduli, dunque nessun problema".
Quindi tocca al giovane Daidone, che ha tanta voglia di mettersi in mostra e spiega dove gli piace giocare: "Sono mancino, mi piace fare il terzino e preferisco stare dietro, ma in passato ho giocato anche più avanti. Le mie armi? Il temperamento". A Palermo s’è allenato anche con la prima squadra e ricorda molto bene Balzaretti: "Un bravissimo giocatore" lo definisce Daidone. Che ama giocare proprio in quel ruolo. Chissà che l’Ancona non abbia trovato il suo Balzaretti del futuro.
di Giuseppe Poli
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dell'inviato Leo Turrini