L'evento del 'Ventidio' è una rilettura sorprendente del capolavoro di Cervantes. "Ho visto Don Chisciotte come folle attore di avanspettacolo che confonde realtà e fantasia e vive fuori da ogni schema e da ogni regola"
Ascoli Piceno, 28 novembre 2007 - Mettendo in scena il ‘Don Chisciotte’, Stefano Artissunch, attore-regista di qualità, passa con disinvoltura dai panni sapienti e austeri di Cecco d’Ascoli, a quelli giocosi e folli dell’eroe di Cervantes. Come sempre e alla sua maniera, con intensità e con forza, Artissunch interpreta in nome di Don Chisciotte quella scheggia di innocente follia che è in ognuno di noi, e che per molti è salvezza.
Così, rileggendo e interpretando il poema emozionale di un personaggio fuori e sopra le righe, Stefano/ Chisciotte parla al cuore di tutti noi, alla nostra fantasia e ai nostri sogni. L’ambientazione della storia nel 2000, con oggetti, abiti e status simbol attuali, rompe il diaframma tra surreale e verosimile. Il mitico Ronzinante, splendido veicolo del Seicento, è sulla scena una fiammeggiante Mini Cooper. La scena è essenziale ma piena di luci e di colori. Su questa scena Stefano, camicia e bombetta nera e mantello dorato, recita, dirige, monta e smonta oggetti. Instancabile, sorridente, entusiasta, ci coinvolge e ci intriga.
Come nasce il tuo ‘Don Chisciotte’?
"Dopo Cecco volevo un personaggio brioso per vivere emozioni diverse e ho scelto Don Chisciotte. Un lavoro impegnativo ma stimolante. Ridurre un testo di 1200 pagine in poche sequenze non è stato facile ma poi ho trovato l’escamotage e sono partito".
Escamotage, quale?
"Ho visto Don Chisciotte come personaggio di avanspettacolo e l’avanspettacolo mi ha dato l’idea. Superato il problema dell’impostazione mi sono concentrato sui passaggi della storia, rendendo la Mancia un locale di spettacolo e Don Chisciotte un attore folle che confonde realtà e fantasia e vive in un mondo totalmente suo, fuori di ogni schema e di ogni regola".
E Sancio?
"Sancio Panza è un attore squattrinato che, pur di lavorare, accetta di fare da spalla a Don Chisciotte che segue in tutte le peripezie e che difende strenuamente dagli attacchi degli avventori del locale e dello stesso proprietario. In pratica, è il saggio che difende la sua vena di follia".
Quali prodezze di Don Chisciotte metti in scena?
"L’opera di Cervantes è scandita in due tempi ma la massa conosce solo il primo, quello delle grosse allucinazioni (pecore/ guerrieri, giganti /mulini a vento) ma io mi sono concentrato sulla seconda parte, quella che vede l’ossuto eroe alle dipendenze di un duca che lo usa per rallegrare la corte (il concetto della follia utile)".
Hai trovato analogie letterarie?
"Ho sentito una analogia tra il Don Chisciotte e il personaggio Enrico IV di Pirandello (un uomo che crede di essere un re). Ambedue sperimentano la follia".
Chi è Stefano /Chisciotte?
"Una persona creativa e brillante. Con l’eroe di Cervantes sperimento quella vena di follia che tutti abbiamo, intesa come modo di vedere con occhi nuovi il quotidiano e di agire fuori di ogni tracciato, in piena autonomia. Agli attori, è offerta la possibilità di agire la propria follia in un ambiente protetto, e questo è piacevole".
Don Chisciotte è attuale?
"Molto attuale. La follia fa parte dell’uomo e proporla col linguaggio del cabaret è stata per me una sfida e una bella esperienza".
Franca Maroni
Venerdì 30 Novembre, l’attore Alessandro Mario, uno dei protagonisti della soap di canale 5, sarà ospite della 'notte fashion' di Cupramarittima