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IL CASO

Sparò e uccise il figlio
Buschi condannato a 10 anni

Il legale del bancario ha presentato ricorso in Cassazione dopo la conferma della condanna: "Sparò in un attimo di assoluta follia"

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Buschi Ascoli Piceno, 27 marzo 2008 - Il caso di Mario Buschi, il bancario che si macchiò del terribile omicidio del figlio, arriva in Cassazione. L’avvocato Nazario Agostini, difensore dell’ex direttore commerciale della Carisap finito sotto processo per aver ucciso a colpi di rivoltella Piero Buschi, 34 anni, in un torrido pomeriggio estivo, venerdì scorso ha presentato ricorso contro la sentenza emessa nel dicembre scorso dalla Corte d’Appello di Ancona. Adesso la palla passa agli Ermellini che fisseranno l’udienza di discussione.

 

Il legale continua a ribadire la tesi difensiva, escludendo con forza la premeditazione del gesto e affermando che il suo cliente quel pomeriggio ha subito anche una grave provocazione. "E’ stata un’azione in balia di una forza incontenibile — sottolinea l’avvocato Agostini — solo nell’attimo dell’omicidio la sua mente è stata ottenebrata da una serie di circostanze che lo hanno sconvolto anche alla luce di 17 lunghi anni di sofferenze L’attimo in cui Buschi ha sparato al figlio è stato irripetibile, un gesto di assoluta follia. L’azione non era né cosciente né volontaria. Ha agito sulla base di uno stato emotivo molto particolare, era esasperato".

 

Teatro della tragica vicenda familiare una villetta di Piane di Morro, dove Piero viveva con la sua compagna e la bambina nata dalla loro unione. Continui litigi, sofferenza e angherie, anni trascorsi nella disperazione per quel figlio che tanto faceva soffrire chi gli stava intorno. E così quel pomeriggio di luglio di tre anni fa, Mario Buschi si è recato nell’abitazione del ragazzo per chiarire alcuni problemi familiari. Tra padre e figlio da qualche tempo c’erano tante discussioni, troppe. Un rapporto teso e difficile legato anche ai comportamenti che il giovane aveva verso la figlia e la moglie. Armato di revolver si è recato a Piane di Morro. E’ stato Piero ad aprirgli la porta della villetta in cui viveva, era completamente nudo. Poche parole rivolte al figlio, l’ennesimo litigio, e la mano armata di Mario Buschi ha fatto fuoco più volte. Poi senza perdere la calma, l’ex funzionario di banca ha preso in mano il telefono, e ha chiamato il 113. 

 In primo grado, Mario Buschi è stato condannato dal gup di Ascoli Annalisa Gianfelice a dieci anni di reclusione con la formula del rito abbreviato per aver ucciso il figlio Piero ed è stato assolto dal reato di porto d’armi abusivo, con le attenuanti generiche e della provocazione. Lo scorso dicembre i giudici dorici hanno confermato la condanna inflitta in primo grado, ma diverso è stato il percorso che ha portato alla quantificazione della pena. La Corte d’Appello, infatti, ha riconosciuto Buschi colpevole per il porto abusivo dell’arma con cui ha sparato, reato per cui era stato assolto in primo grado. Inoltre, i giudici hanno confermato le attenuanti (le provocazioni di un figlio intrattabile, spesso violento anche con i familiari) prevalenti sulle aggravanti (il vincolo di parentela e la premeditazione) e gli hanno inflitto una pena più lieve per l’omicidio del figlio Piero, pur arrivando comunque a dieci anni di reclusione.

Emanuela Astolfi

 

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