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CASTEL DI LAMA

Il cantante ufficiale del Dalai Lama:
"L'Italia ci aiuti a fermare le violenze"

Lotem Namling, intervenuto alla cerimonia di accensione della fiaccola della pace, ha chiesto agli italiani di intervenire per "fermare il genocidio culturale del Tibet e la respressione in atto facendo pressione sul Governo cinese"
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Namling e il Dalai Lama Castel di Lama (Ascoli Piceno), 19 aprile 2008 - ''L'Italia ci aiuti. Sia il popolo italiano che le istituzioni, ci aiutino a fermare il genocidio culturale del Tibet e la repressione in atto, facendo pressione sul Governo cinese''. Lo ha detto oggi Lotem Namling, il cantante 'ufficiale' del Dalai Lama, intervenuto a Castel di Lama alla cerimonia di accensione della 'Fiaccola della Pace' ospitata in via permanente nella sede municipale locale, e che sarà ospite questa sera alla serata finale del 'Festival internazione di Musica per la Preghiera'.

 

Namling, che vive esule in Europa da molti anni, e compone musiche su testi scritti dalla guida spirituale del Tibet, davanti al sindaco della cittadina picena Patrizia Rossini, e a Don Nazzareno Gaspari, responsabile di 'Holy Music' ha spiegato che il suo popolo ''sta vivendo ora un momento molto difficile, forse il più duro da 50 anni ad oggi. Il Dalai Lama e tutta la gente tibetana vogliono il dialogo e la pace con il popolo cinese, ma devono subire una repressione culturale e ora anche fisica da parte del Governo di Pechino, che da tempo viola i diritti umani e religiosi fondamentali''.

 

''Noi non vogliamo fermare le Olimpiadi - ha aggiunto Namling - che sono un momento di pace fra le nazioni, ma ottenere il rispetto dei nostri diritti culturali e storici, e ciò con la collaborazione e la preghiera, non con la violenza''. Per questo il cantante tibetano ha fatto appello all'Italia e a tutta la comunità internazionale affinchè aiuti il Tibet a uscire dalla situazione attuale attraverso il dialogo con le istituzioni cinesi, superando le valutazioni di solo carattere economico ma guardando a tutto il dramma di un intero popolo. "Questa - ha concluso Namling - può essere l'ultima occasione per il Tibet di ottenere la libertà".

 

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