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FURTO D'AUTO

Il tribunale del riesame dice 'no':
Ahmetovic e Pizi restano in carcere

I due sono finiti nel mirino della giustizia perché accusati del furto e del danneggiamento di un’auto della polizia municipale di Sant’Egidio alla Vibrata. Davanti al gip di Ascoli hanno negato le accuse mosse nei loro confronti
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Strage di Appignano, Ahmetovic al processo Ascoli, 6 maggio 2008 - Il tribunale del Riesame dell’Aquila ha respinto l’istanza di remissione in libertà presentata dai difensori di Marco Ahmetovic e Remo Pizi. I due sono finiti nel mirino della giustizia perché accusati del furto e del danneggiamento di un’auto della polizia municipale di Sant’Egidio alla Vibrata.

 

Ieri, il tribunale ha sciolto la riserva dopo la discussione del ricorso presentato dagli avvocati Alessandro Angelozzi, per Pizi, e Felice Franchi, per Ahmetovic. I due giovani restano nel carcere di Marino del Tronto. Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip di Ascoli Annalisa Gianfelice sia Ahmetovic che Pizi hanno negato le accuse mosse nei loro confronti.

 

Secondo la procura, i ragazzi avrebbero rubato l’auto dei vigili e poi l’avrebbero utilizzata per infastidire delle prostitute lungo la strada Bonifica fingendosi agenti della polizia municipale. Ad incastrarli ci sarebbe una telefonata tra Ahmetovic ed un pregiudicato ascolano in cui il giovane rom si vantava della bravata fatta.

 

La conversazione è stata intercettata mentre il ragazzo, condannato in primo e secondo grado a sei anni e sei mesi di reclusione per aver investito ed ucciso quattro giovani, si trovava agli arresti domiciliari a San Benedetto. Marco Ahmetovic e Remo Pizi sono stati condannati anche per un tentativo di rapina a mano armata compiuto in un ufficio postale a Maltignano.

 

Per quell’accusa il primo deve scontare tre anni di carcere ed ha presentato ricorso in Appello, mentre il secondo ha patteggiato la pena a due anni e sei mesi di reclusione. Un terzo ragazzo che avrebbe agito con loro è sotto processo al Tribunale di Ascoli. E’ l’unico dei tre ad aver negato la sua parteciapzione al colpo che poi fallì.

e.a.

 

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